occhi di ragazza dietro una coperta

MATTEO BUSSOLA.
La coperta dell’amore

Stanotte non riuscivo a dormire, sono giorni di piccoli problemi, cose da aggiustare, l’assedio dei pensieri ha avuto la meglio e mi sono alzato nel buio. Sono andato in cucina, ho messo su il caffè che tanto ormai, sul tavolo c’era una pila composta da vecchi giornali, qualche scontrino, una pubblicità di Gardaland, in cima a tutto una vecchia foto di Paola da ragazza.

È un’immagine che non avevo mai visto, un bianco e nero potente, nella foto Paola avrà circa vent’anni. Ha i gomiti appoggiati su un ripiano, la testa fra le mani, la bocca carnosa imbronciata appena. Una cascata di capelli ricci impazziti fa da cornice a due occhi nerissimi e liquidi, che ti guardano dritti con una punta di malinconia che ti trafigge. È di una bellezza che non so. Sono rimasto a fissarla ipnotizzato per qualche minuto, quasi intimorito, al freddo delle tre di mattina, e c’è stato un attimo in cui non ero più io che la guardavo, non i miei occhi, ma quelli di un ragazzo di vent’anni. D’un tratto ho avuto la precisa, cristallina consapevolezza che se ci fossimo conosciuti a quell’età una così mi avrebbe fatto il cuore a brandelli.

Mi è venuto da ridere quando ho pensato: «Perché? Vent’anni dopo è forse successo qualcosa di diverso?», e allora ho compreso che la differenza fra me e quel ragazzo là, e forse anche fra Paola e la ragazza della foto, è solo che con gli anni i nostri brandelli diventiamo tutti più bravi a nasconderli, perfino a noi stessi.
Ti viene in mente in cucina, guardando una vecchia foto, mentre quella ragazza è nel letto di là che dorme coi suoi brandelli e tu sei lì coi tuoi, e senti che l’amore che resiste non è mai quello che li esibisce come bandiere, ma è quello che unendo i brandelli di entrambi riesce a cucire una coperta che tiene lontano il freddo, quello vero, soprattutto alle tre di mattina.

Matteo Bussola

Matteo Bussola

Il 2016, per me, è stato l’anno che ha cambiato tutto.
Mi ha visto debuttare in Bonelli come disegnatore completo e in Einaudi come scrittore non ancora compiuto ("Notti in bianco, baci a colazione"). Su La Repubblica come articolista ("Storie alla finestra", rubrica settimanale).
A quarantaquattro anni, mi ha trasformato piano piano da disegnatore in uno che racconta storie. Non è vero, le storie le raccontavo pure prima, ma lo facevo soprattutto coi disegni. In quest’anno, invece, ho avuto conferma che è possibile disegnare anche con le parole, che se gli occhi sono buoni l’attitudine resta la stessa.
Per il resto, di poche cose sono sicuro: che vorrei avere sempre gli occhi aperti, soprattutto quando sono chiusi, riuscire a leggere poco ma bene, giocare piano, amare forte, ascoltare meglio.
Continuare a raccontare storie, con le immagini o con le parole non farà differenza, e magari un giorno, chissà, forse riuscire addirittura a mettere le due cose insieme.
Matteo Bussola

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