Takoua Ben Mohamed, illustratrice, autrice di Sotto il velo, edizioni Beccogiallo

GRAPHIC NOVEL.
“Sotto il velo”:
fumetto vs pregiudizio

Takoua Ben Mohamed è la giovanissima artista italo-tunisina che ha creato la graphic novel Sotto il velo, in cui racconta la propria scelta di portare il velo in Italia.
Qui ci parla della sua storia, di donne, femminismo, arte, ispirazioni e lotte.

Ciao Takoua, ti andrebbe di raccontarci qual è stato il tuo percorso, come ti sei avvicinata alle arti figurative, in particolar modo al fumetto, e come tu sia riuscita a utilizzarlo in qualità di medium per veicolare a più persone le tue idee, la tua doppia cultura e anche la tua personalità?
«Mi sono avvicinata al mondo delle arti figurative quando ero bambina, disegno da sempre, ma in particolare al mondo del fumetto quando avevo 14 anni. Ero già nell’attivismo e nelle associazioni di volontariato giovanili e culturali da qualche tempo prima. Ma a 14 anni ho capito che l’arte che facevo a casa e l’attivismo che facevo fuori potevano essere messi insieme ed essere un mezzo di comunicazione efficace.»

Hai un illustratore preferito? Per il tuo fumetto ‘Sotto il velo’ ti sei ispirata a qualche artista in particolare?
«In realtà non mi sono ispirata a nessuno, Sotto il velo è frutto di undici anni di lavoro per il fumetto online che pubblicavo. E di tre anni di studio in accademia per lo stile personalizzato. Ho vari artisti che mi piacciono come Joe Sacco, Guy Delisle, Latuff… Ma come ogni artista mi impegno per avere uno stile personale

Takoua Ben Mohamed, illustratrice, autrice di Sotto il velo, edizioni Beccogiallo

A soli 25 anni puoi vantare tanti riconoscimenti e progetti interessanti portati felicemente a termine: se potessi, quale consiglio daresti a un tuo coetaneo con diversi sogni per le mani, ma, ahimè, nel pieno di una crisi d’intenti?
«Sinceramente non mi sento all’altezza di dare consigli, mi sento anche io ancora ai primi passi per realizzare i miei sogni. Ma posso dire queste due cose: di trovare il suo stile personale, mettere su carta idee nuove e originali, e di impegnarsi al massimo per arrivare ai propri obiettivi, passo passo. Di non smettere mai di studiare. Solo con la conoscenza e la volontà si posso realizzare i sogni.»

Ho notato che sei una presenza vivace su Internet, ma vorrei chiederti sei hai un social che preferisci, uno con cui trovi più agevole comunicare le tue idee e condividerle con il giusto pubblico.
«Sono più attiva su Facebook che sugli altri social network. Per il semplice fatto che Facebook permette di interagire più facilmente con i lettori e fare anche un dibattito, leggere i pensieri degli altri, le pubblicazioni altrui… Ecco permette di avvicinarsi al pubblico e di accorciare le distanze. Forse è anche il motivo per cui viaggio per fare presentazioni e conferenze: ci tengo molto a non limitare il rapporto tra me e il pubblico alla semplice lettura del libro e invece amo parlarne insieme, guardandoci negli occhi, e rispondere alle domande, sciogliendo le perplessità. Soprattutto conoscere il pubblico permette a me di ampliare le mie conoscenze più di quanto io possa fare con loro.»

Takoua Ben Mohamed, Sotto il velo, Becco Giallo Edizioni

Nel tuo fumetto, al di là della questione culturale, si affronta anche quella di genere. Molte delle situazioni raffigurate ricreano imbarazzi propri delle donne, che siano musulmane o che non lo siano. Cosa ne pensi delle forme di femminismo attuali? Hai qualche figura di riferimento con cui ti senti più in accordo, che magari segui sui social e che ti piacerebbe far conoscere a chi leggerà questa intervista?
«Non ho un personaggio in particolare che seguo, anche perché il femminismo attuale ha molte cittadinanze e pensieri e forme diverse a partire dal quello occidentale, al femminismo nero, a quello islamico perché no, e alle altre forme di femminismo. Ognuno ha qualcosa da dare che ispira. Alla base di tutte le cittadinanze del femminismo attuale e storico ci sono la libertà, i diritti e la parità di genere.

Sono particolarmente sensibile al tema delle donne, anche perché vengo da una famiglia in cui le donne hanno avuto un ruolo fondamentale nelle lotte e nell’attivismo contro la dittatura di Ben Alì in Tunisia (durante gli anni ’90/2000). Sono cresciuta vedendole combattere e sono entrata in contatto con donne che sono state dimenticate dalla storia e dalla società ma che, lottando, hanno subito le peggiori torture in carcere, per aver espresso il proprio pensiero. Donne istruite che sono state leader fondatrici di movimenti di opposizione alla dittatura, attiviste nei movimenti studenteschi universitari. E donne che, semplicemente, erano parenti di uomini carcerati politici e, per questo, hanno subito le peggiori persecuzioni e isolamenti sociali e famigliari. Donne che hanno sostenuto l’attivismo anti dittatura, in segreto, crescendo le generazioni che hanno portato alla primavera araba nel 2011.

Incontrarle e ascoltarle direttamente mi ha riportato alla mente ricordi della mia infanzia vissuta in Tunisia, mi hanno ispirato molto. A credere sempre nell’ideale di libertà, diritti e parità che sono le fondamenta del pensiero femminile di ogni cittadinanza. A differenza loro, io vivo lotte diverse in un contesto storico politico diverso, in un contesto sociale diverso, in cui sono cresciuta e ho acquisito l’identità culturale italiana occidentale, mantenendo quelli che sono i miei credo religiosi e senza dimenticare le ricchezze culturali trasmesse dall’identità di origine, quella tunisina. E credo che nel libro Sotto il velo io abbia sottolineato alcuni punti su diverse problematiche legate alla donna nel mondo del lavoro, alla violenza di genere, diritti, parità, pregiudizi, razzismo e anche sessismo. Tutto tramite quella “personaggina” con il velo che, raccontando anche le piccole cose quotidiane, sottolinea che lei è anche una donna comune come qualsiasi altra donna, che vive le frivolezze e le complessità nello stesso momento. Che è una donna che ha molto in comune con qualsiasi donna a prescindere da cultura, religione e cittadinanza e colore. E per capirci come donne abbiamo bisogno di partire dai punti in comune, per arrivare ad apprezzare le diversità e comprenderle

Takoua Ben Mohamed, Sotto il velo, Becco Giallo Edizioni

Per dar vita ai tuoi fumetti, per stimolare al meglio la creatività, hai un rituale particolare che segui? Una canzone che ti piace ascoltare, una posizione preferita con cui sederti, la disposizione degli oggetti sulla tua scrivania o una determinata ora del giorno o della notte in cui creare?
«L’ispirazione mi viene quando sono nei luoghi pubblici, soprattutto nei mezzi pubblici come metro o autobus: in quel momento incontro persone di ogni genere e le vivo, le osservo, le leggo e cerco di capirle. Tutti i miei fumetti prendono vita da esperienze realmente accadute, vissute da me e da altre persone. Grazie agli studi nel giornalismo e nel cinema d’animazione ho maturato molto le mie capacità di narrazione e di illustrazione ma anche di ricerca delle informazioni e del tema: intervistare le persone, raccogliere dati, esperienze di vita legate a fatti e problematiche sociali e politiche. Mettere tutto in ordine, trascrivere le sceneggiature, e infine disegnare. Di solito per disegnare devo essere sola, non riesco a disegnare con qualcuno che mi osserva, e mi chiudo per ore e ore a lavorare, con la musica nelle orecchie, fantasticando nel mio mondo, concentrata. Non c’è un’ora particolare, quando ho tempo disegno, che sia di giorno o di notte.»

Quale pensi sia oggi il ruolo della creatività, in generale dei creativi, nella nostra società?
«Ha un ruolo molto importante: i miei genitori mi hanno insegnato che ogni tipo di arte, ogni tipo di creatività è un mezzo di comunicazione utile e i mezzi di comunicazione sono fonti d’informazione. Insieme ai mass media e ai social media, l’arte ha un ruolo fondamentale che influisce sull’opinione pubblica, che sia esposta in museo o che sia su un sito internet. L’arte ha il potere di comunicare informazioni e, allo stesso tempo, di creare un rapporto personale tra spettatore/lettore e autore/artista, ed è una cosa molto importate per dare vita all’empatia tra di loro.»

 


Takoua Ben Mohamed, nata a Douz in Tunisia nel 1991, è cresciuta a Roma, sin dall’infanzia. Graphic journalist e sceneggiatrice, disegna e scrive storie vere a fumetti su tematiche sociali di sfondo politico come islamofobia, razzismo, immigrazione, diritti umani, violenza contro la donna per la promozione del dialogo interculturale e interreligioso. Specializzata in accademia di cinema d’animazione presso la Nemo Academy of Digital Arts di Firenze. Studia giornalismo a Roma. Autrice del catalogo Woman story, e del libro a fumetti Sotto il velo, Becco Giallo Editore. Ha fondato il fumetto intercultura all’età di 14 anni, grazie agli studi in giornalismo e all’attivista in associazioni giovanili, culturali e umanitarie di volontariato, collaborando con università italiane ed estere, scuole ed associazioni facendo conferenze, mostre e laboratori di graphic journalism e fumetto su tema. Ha ricevuto molti riconoscimenti tra cui quello della comunità tunisina in Italia e il Premio Prato Città Aperta, il Moneygram Award 2016 consegnato dalla Presidente della Camera dei Deputati. Socia fondatrice produzione della Noesis srl, ha collaborato con Village Universel, Italianipiù. Collabora ancora con la redazione Rete Near antidiscriminazione dell’Unar, Riccio Capriccio, la produzione Fargo Entertainment.

Serena Carollo

Serena Carollo

Italianista 2.0, paladina dell’Accademia della Crusca e amante della comunicazione integrata. Tra la lista delle cose da fare: scrivere un libro, avere un gatto e chiamarlo Marcello, inventare qualche slogan pubblicitario che vi rimanga in testa, semplice e persuasivo, in grado di perseguitare me e voi per buona parte della giornata. Per ora? Affino l’ingegno scrivendo articoli di comunicazione e lifestyle, ma occhio…
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