17 anni e come uscirne vivi

CINEMA.
17 anni e come uscirne vivi

The Edge of Seventeen (titolo originale) è l’opera prima di Kelly Fremon Craig, giovane sceneggiatrice e producer che certamente mette l’anima in questo film divertente, tenero e consapevole il quale, sebbene non manchi di scorrevolezza e consapevolezza registica, non brilla per originalità e sperimentazione. Pecca trascurabile, a mio avviso, perché è proprio la sceneggiatura compatta e credibile il punto di forza di questo film.
17 anni e come uscirne vivi è una riflessione sull’età più ingrata e confusionaria della vita di un essere umano e dove la visione del mondo in categorie di bianco o nero si alternano in modo solido, definitivo, netto, soffocante. Un’età che è uno strapiombo (Edge appunto) ma che è anche un limite alla capacità di comprensione degli altri esseri viventi oltre il quale si forma il carattere, la socialità, la maturità e la capacità di immedesimarsi nell’altro da sé. In poche parole, è il confine che ci porta a diventare donne e uomini adulti.

17 anni e come uscirne vivi - locandina

Accettare l’altro, la ricerca dell’amore o dell’amicizia, l’incapacità di riconoscere ciò che si ha vicino, alla continua ricerca di ciò che non si può avere sono alcuni dei temi trattati in questo film che artisticamente può non essere il massimo, ma che dal punto di vista narrativo dà molte soddisfazioni e spunti di riflessione.
La trama è semplice, forse troppo per chi ha gusti ricercati, ma è proprio questa semplicità che, a mio parere, rende The Edge of Seventeen un film godibile da un target giovane, pieno di domande, confuso e “borderline” che trova nel finale una speranza, una favola, un esempio da tenere presente.

17 anni e come uscirne vivi, una scena del film

Le interpretazioni di Woody Harrelson e Kyra Sedgwick, attori d’esperienza e di indiscussa bravura che, in questo caso, sono rispettivamente uno degli insegnanti e la madre di Nadine, fanno da cornice alla protagonista Nadine (Hailee Steinfeld) e alla sua migliore amica Krista (Haley Lu Richardson) senza superarle ma, anzi, esaltando e rafforzando le due giovani interpreti che colpiscono per la loro bravura e credibilità.
Un ultimo consiglio. Dopo aver visto questo film guardatevi intorno: guardate i vostri amici, i conoscenti, le persone appena incontrate e, forse, vi renderete conto che sono in tanti quelli che non hanno superato quel confine, quel limite, e che non sono andati oltre la loro solipsistica visione del mondo. Consigliate loro di vedere questo semplice, preciso e gradevole film. Magari diventerà uno spunto su cui riflettere.

Edoardo Montanari

Edoardo Montanari

Sceneggiatore di documentari, narratore e autore nel senso più ampio del termine: ho adottato Hayao Miyazaki come padre putativo dal giorno in cui ho visto "La città incantata" e tutte le puntate di "Conan il ragazzo del futuro".
Giornalista dal 2015, scrivo per diverse testate online (Puntatona.it e Cinemamente.com) e cartacee (Mzk News) come esperto di cinema e scrittura. Sono un sostenitore della dottrina Zen.
Il mio motto è: «Se puoi pensarlo e capirlo, puoi scriverlo».
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