Il sociologo Domenico De Masi

DOMENICO DE MASI.
Lavorare gratis, lavorare tutti

Il 9 marzo è uscito il nuovo libro di Domenico De Masi, intitolato Lavorare gratis, lavorare tutti (edito da Rizzoli Libri) e dedicato al fenomeno (purtroppo attualissimo) della disoccupazione.
Il libro propone una semplice rivoluzione con cui costringere il mercato del lavoro a impiegare tutti i disoccupati. Curiosi di sapere quale? Ce la facciamo raccontare da Domenico De Masi in persona…

Si mormora che l’Italia sia una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Ma cosa succede se, in una società fondata sul lavoro, il lavoro viene a mancare?
«Il lavoro di cui parla la Costituzione è l’energia umana sottesa alle diverse condizioni sociali, che non debbono dipendere dal censo, dalla razza, dalla religione, ecc. ma solo dalle capacità e dai diritti del cittadino.
Quando la Costituzione fu scritta il lavoro copriva un arco di tempo ben più ampio di oggi rispetto alla durata della vita media che era più breve. Oggi ogni decennio ha davanti a sé circa 530.000 ore di cui solo 80.000 (circa 1/7), nel migliore dei casi, saranno dedicati al lavoro.
Ma la nostra società fa dipendere tutto (ricchezza, potere, sapere, opportunità, tutele) dal lavoro. Quando una persona viene privata del lavoro, viene privata di tutto».

Il sociologo Domenico De Masi

Da molto tempo, ormai, lei sta elaborando originali proposte per affrontare i rischi di disoccupazione tecnologica.
Sostiene che la tecnologia distruggerà più lavori di quanti riuscirà a crearne, ma che sarà comunque “un nuovo Rinascimento” perché le persone avranno molto più tempo libero per crescere spiritualmente e culturalmente, realizzandosi al meglio come esseri umani.
In questo Rinascimento, riusciranno a sopravvivere solo “le professioni nelle quali siano centrali empatia e creatività”.
L’alternativa è Lavorare gratis, lavorare tutti… Come e perché?

«Le tecnologie, soprattutto quelle digitali, consentono di delegare ad esse gran parte del lavoro esecutivo, fisico o intellettuale che sia. Abbiamo imparato a produrre più beni e più servizi con molto meno lavoro umano. A questo punto o si ridistribuisce il lavoro in modo che ognuno possa svolgerne un poco (e, con esso, acquisti i vantaggi connessi al lavoro), o il padre lavora 8-10 ore al giorno mentre il figlio resta completamente disoccupato. Finora abbiamo scelto questa seconda alternativa, smaccatamente sbagliata e ingiusta.
Chi ha un lavoro non è disposto a cederne una parte sia pure minima a chi il lavoro non ce l’ha. A suo favore giocano i sindacati, le leggi, gli usi, i costumi, le lobbies. Come costringere questi lavoratori, che ogni settimana lavorano 40 ore e più, a cedere 4-5 ore ai disoccupati che, invece, non hanno né sindacati né lobbies dalla loro parte? Io propongo di organizzare una piattaforma digitale come quella di huber, con cui mettere in connessione tutti quelli che hanno bisogno di una determinata prestazione con tutti i disoccupati che sono in grado di fornirla. Questo comporterebbe tre vantaggi:
a)    il disoccupato non resterebbe isolato a casa ma socializzerebbe;
b)    il disoccupato non resterebbe inerte ma si autorealizzerebbe mettendo in gioco le proprie capacità professionali;
c)    il disoccupato, fornendo gratuitamente la sua prestazione, farebbe concorrenza agli occupati che, prima o poi, sarebbero costretti a venire a patti, cedendo una parte del loro lavoro».

Il sociologo Domenico De Masi

“…Tutta la nostra ricchezza, il nostro prestigio, la nostra rispettabilità, le nostre opportunità, le nostre tutele, qualsiasi forma di sopravvivenza, derivano dal nostro lavoro. Ma il lavoro viene negato a un numero crescente di persone che, per questa deprivazione, sono gettati nella disperazione. La mancanza di lavoro non dipende da chi non ce l’ha, e tuttavia gli viene imputata come se fosse colpa sua. Una colpa di cui vergognarsi”. Con quali strategie possiamo liberarci da questa colpa? E vivere più sereni possibile, in attesa del nostro riscatto economico.
«Nel mio libro Lavorare gratis, lavorare tutti propongo una strategia in undici fasi per creare un movimento attivo dei disoccupati:

1) stabilire quantità e qualità dell’universo dei disoccupati;

2) creare una piattaforma informatica che consenta l’aggregazione e la dinamica del movimento;

3) elaborare un modello di società non più monopolizzato dal lavoro ma dalla vita nella sua interezza;

4) monitorare con precisone e tempestività i dati concernenti il mercato del lavoro;

5) battersi per la scolarizzazione, per la ricerca e per lo sviluppo;

6) battersi contro l’overtime;

7) monitorare le skill dei disoccupati per orientarli verso il lavoro più adatto alla loro vocazione;

8) passare in rassegna e recepire le esperienze già sperimentate nel corso della storia e nelle diverse società per risolvere il problema della disoccupazione;

9) pianificare l’introduzione di un salario minimo o di un reddito di cittadinanza;

10) pianificare la riduzione dell’orario di lavoro e la sua ripartizione;

11) mettere a punto un’azione individuale e collettiva per raggiungere queste conquiste».

Wright Mills: «Non solo i figli dei ricchi ereditano la ricchezza con tutti i suoi vantaggi, ma i figli dei poveri ereditano la povertà con tutti i suoi svantaggi».
Perciò dalla povertà economica discende la povertà educativa e, nel 30% dei casi, i figli dei nuovi poveri finiscono per abbandonare la scuola, castrandosi così anche dell’ultima speranza di mobilità sociale. Per la prima volta da duecento anni a questa parte, moltissimi giovani sono più poveri della generazione che li ha preceduti, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista culturale.
Come possiamo spezzare questa perversa catena generazionale?

«Organizzando un forte movimento internazionale dei disoccupati, che in Italia sono 3,1 milioni e in Europa sono 26 milioni».


Domenico De Masi è Professore emerito di Sociologia del lavoro presso l’Università La Sapienza di Roma. Ha fondato la S3-Studium, società di consulenza organizzativa, di cui è direttore scientifico. È membro del Comitato etico di Siena Biotech e del Comitato Scientifico della Fondazione Veronesi. È stato preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma, dove ha insegnato Sociologia del lavoro; presidente dell’In/Arch, Istituto Italiano di Architettura; fondatore e presidente della SIT, Società italiana telelavoro; presidente dell’AIF, Associazione Italiana Formatori. Ha pubblicato numerosi saggi di sociologia urbana, dello sviluppo, del lavoro, dell’organizzazione, dei macro-sistemi. Dirige NEXT Strumenti per l’innovazione ed è membro del Comitato scientifico della rivista Sociologia del lavoro. Collabora con le maggiori aziende e con le maggiori testate italiane.

Daniele Votta

Daniele Votta

Fondatore e direttore di Just Baked. Dall’analogico al digitale il percorso, gli obiettivi e le strategie non cambiano. In questo modo la passione per il marketing e la comunicazione che Daniele Votta ha applicato con energia ed entusiasmo, sia nell’organizzazione di eventi che nella produzione radiofonica, è ora approdata al social media marketing. CDA di successo in una delle più importanti radio private, account commerciale per il centro Italia di Edizioni Zero, docente di Marketing applicato alla radiofonia privata nei corsi della Facoltà di Scienze delle Comunicazioni dell’Università La Sapienza di Roma. Oggi fondatore e Managing partner di Bake Agency: agenzia di comunicazione e marketing con base a Roma. Una start up dal carattere forte, innovativo e creativo che si avvale della preziosa e qualificata collaborazione di coworkers da tutta Europa.
Daniele Votta

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