Juste la fin du monde, una scena del film

CINEMA.
Juste la fin du monde

Quella narrata dal regista canadese Xavier Dolan nella sua ultima opera cinematografica Juste la fin du monde è una storia di intenzioni. Sono numerosi e diversi i tentativi che si susseguono nei 97 minuti di questa intensa pellicola. Approcci alla comunicazione stanno alla base della vicenda di Louis e della sua complicata famiglia.

Juste la fin du monde, Xavier Dolan - Locandina

Fratello, sorella, madre e cognata hanno poco di familiare, tutto il contesto risulta alquanto estraneo per lo scrittore malato terminale, lontano dalla sua città natale da ormai 12 anni. La colpa di questa distanza non è addossabile a tempo e spazio: a differenziare e a dividere i protagonisti di questo drammatico ritorno a casa è ben altro.
Louis è il figlio prodigio, un giovane che colleziona successi nella sua carriera, ammirato dalla madre (Nathalie Baye) e dalla sorella, che collezionano i suoi articoli di giornale e tutto ciò che lo riguarda. È proprio lui a creare e a mantenere una distanza siderale tra se stesso e quelli che dovrebbero essere i suoi cari. Già dal principio si evince che quello che intercorre tra Louis, il fratello Antoine e la sorella Suzanne, interpretati con grande carisma da Vincent Cassel e Léa Seydoux, è solamente un legame di sangue.

La figura del protagonista nel contesto della sua casa assume toni discordanti, quasi ossimorici: lo scrittore che non comunica. Sono poche le parole che il personaggio spende con i familiari (per assurdo si interessa quasi più alla cognata appena conosciuta, interpretata da Marion Cotillard), sia al momento del suo ritorno a casa sia nelle cartoline che periodicamente invia per riempire il vuoto imperante lasciato dietro di sé. È proprio di vuoto che questa corrispondenza è colma, elemento importante che viene rinfacciato dalla madre Martine nella conversazione più autentica e sincera del film, in cui il personaggio della donna si rivela nella propria pienezza e autenticità. La sua figura, forza e saggezza si manifestano riempiendo tutta la stanza, Martine è sincera, cruda, diretta con il figlio, forse per la prima volta. I silenzi di Louis incarnano il distacco e il divario caratteriale, e perché no, culturale, tra i componenti della famiglia Knipper.
Una tensione costante fa da linea guida alle scene, un sottofondo distribuito, anzi, diluito in maniera equilibrata. Dolan trova la maniera di comunicarla sublimandola non solo attraverso le costanti conversazioni dai toni accesi, ma con climax musicali studiati, scambi di sguardi e primi piani intensi ed espressive intensità luminose. Si fa riferimento a tre scene nello specifico.

La prima è la gita domenicale del passato, quando tutta la famiglia soleva trascorrere del tempo insieme. La storia viene nuovamente raccontata dalla madre, nonostante venga redarguita dal figlio maggiore che le urla contro. Il verde dominante del prato e la dinamicità dei personaggi in movimento sono elementi della scena che viene elevata con Dragostea Din Tei che domina dettando il ritmo, nonostante il concetto raccontato e la canzone con il suo significato possano idealmente stridere. Il risultato è degno di nota.

Juste la fin du monde, Xavier Dolan, la famiglia riunita

La seconda scena è all’inizio della pellicola, al momento dell’arrivo a casa di Louis. Il protagonista incontra per la prima volta la cognata che inizia a parlare dei suoi figli. Antoine le intima a gran voce di non annoiare il fratello appena arrivato, a sua volta Suzanne ammonisce il fratello intervenendo in difesa di Catherine e mentre il ritmo sale in un crescendo di volume e urla, quest’ultima e Louis si scambiano uno sguardo di intesa eterno, silenzioso e intriso di significato. Nonostante sia il primo incontro per i due, è come se si conoscessero da una vita intera. Negli occhi di Louis e Catherine, nei loro sguardi, supportati e raccontati da primi piani intensi, c’è comprensione assoluta, c’è connessione, c’è comunicazione.

La terza scena arriva alla fine del film. Louis, dopo il giro in macchina con Antoine, provato dalla discussione, torna a casa. La tensione sale mentre i protagonisti sono a tavola. Una conversazione che finisce ancora una volta in litigio. I toni sono alti e non ci si riferisce solo al volume, ma a un contrasto evidente anche in termini di comprensione che manca, di distanza che si manifesta quasi sotto forma di astio: quello del personaggio di Cassel nei confronti del fratello scrittore. Non c’è la minima intenzione di celare il rancore covato dentro, neppure per il bene della famiglia che ha ritrovato il figlio dopo tanto tempo. Antoine è egoista, diretto, schietto, sincero e lo urla a gran voce. È l’uomo della famiglia e al tempo stesso l’adolescente di una volta che chiede l’attenzione dei presenti. È lui a forzare Louis a lasciare casa tra le urla generali e qui la luce del tramonto zittisce tutti, muove l’attenzione dello spettatore dal volume alla parte visiva, con i toni del sole che elevano ancor di più la tensione che si vive in casa e che culmina con la morte del passerotto casualmente entrato nell’appartamento. Il fine di Louis era diverso, la sua missione non si compie, le sue aspettative non vengono realizzate. Louis non farà più ritorno a casa, ma questo, in fondo, lo sapeva già.

Juste la fin du monde, Xavier Dolan, una scena con Nathalie Baye e Gaspard Ulliel

Xavier Dolan ha saputo trasporre l’omonima pièce teatrale di Jean-Luc Lagarce in maniera eccellente. Juste la fin du monde, che ha ottenuto il Grand Prix Speciale della Giuria del Festival di Cannes 2016, merita di esser visto e menzione speciale va al suo regista, capace, con i suoi quasi 28 anni, di un lavoro di questo genere.

Domenico Defrancesco

Domenico Defrancesco

Classe 1991, calabrese di origine e romano d’adozione. Un passato a Mosca e un presente a Barcellona completano, a oggi, il quadro geografico degli spostamenti.
Imparare è la mia parola d’ordine: sono curioso, interessato a ciò che mi circonda e affascinato dalle sfide, di qualunque tipo esse siano. Appassionato di lingue, fotografia, arte, viaggi, musica, cinema e libri. Una triennale in lingue e traduzione e un master in marketing e comunicazione supportano il lavoro come web content writer.
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