chitarra elettrica in bianco e nero

THE EX.
Scones & anarcho-punk con Andy Moor

Una domenica pomeriggio di Febbraio, Amsterdam.
Aspetto Andy Moor, chitarrista della storica punk band olandese: The Ex. Il programma è di cenare e fare due chiacchiere davanti a un caffè.
Circa un’ora e quattordici minuti dall’appuntamento Andy non si fa vivo, poi arriva una mail, è lui.
«Manlio, sono davvero spiacente, ho dimenticato l’appuntamento. Che ne dici se vieni da me e facciamo l’intervista qui? Scusami tanto».
Mi precipito.
Andy vive in un edificio che è stato occupato (squatted) molti anni prima e che ora il comune ha concesso agli occupanti sotto il pagamento di un affitto ridotto. Mi accoglie la sua attuale compagnia, Valentina, di Genova. Valentina apre la porta dell’appartamento e quello che appare ai miei occhi è qualcosa di totalmente opposto al concetto di ‘punk rock’, ‘anarcho-punk’ o qualsiasi altro genere musicale sia stato menzionato o scritto per inquadrare la musica dei The Ex nella loro carriera.

Andy Moor e suo figlio Elio


Andy Moor, chitarrista dei The Ex, e suo figlio Elio mentre impastano gli scones

Andy è in cucina con Elio (suo figlio, di pochi anni) che impasta gli scones, tipici biscotti scozzesi con uvetta, serviti con jam and clotted cream. A questo punto il mio concetto di punk è stato totalmente sconvolto, e mi sento come se fossi con amici di vecchia data in una cucina fumante col forno in pre-heat e il bollitore che fischia, pronti per il thè. Gli scones vengono infornati e noi ci accomodiamo per parlare.
THE EX A L'EPICERIE MODERNE FEYZIN 69 16 MARS 2009

Andy, raccontami come tutto è cominciato. Come e perché hai iniziato a suonare?
«Avevo una chitarra classica a casa che apparteneva a mia madre. Inizialmente mi era proibito toccarla, poi mia madre diventò agopunturista quindi aveva bisogno di polpastrelli senza calli e molto sensibili, così smise di suonarla e la diede a me. La mia infanzia non è stata molto felice, per me la chitarra è stata davvero un posto dove andare, un rifugio. Mi ricordo che sedevo sul bordo del letto e suonavo per ore con plettrate forti ed energiche per dar sfogo alla mia rabbia.
Poi mi sono trasferito in Scozia per frequentare l’Università e con gli amici eravamo soliti suonare i Velvet Underground. Più tardi ho incontrato Colin McLean (ex membro dei The Ex) e abbiamo messo su una band, iniziando a fare live. Attraverso quella band ho incontrato i The Ex. Molte persone mi dicevano che avrei dovuto unirmi a loro perché avevo lo stesso stile e modo di suonare, inoltre proprio loro a quei tempi erano la mia band preferita.
Sono arrivato nei Paesi Bassi dalla Scozia nel 1990 e mi sono unito ai The Ex nello stesso anno. La band esisteva già da undici anni».
THE EX A L'EPICERIE MODERNE FEYZIN 69 16 MARS 2009

I The Ex hanno iniziato con il punk, poi hanno avuto un’evoluzione musicale incredibile. In trentotto anni di musica, con più di 20 dischi pubblicati, avete esplorato generi di musica differenti collaborando con artisti come Tom Cora e Roi Paci. Come è avvenuto questo processo di esplorazione?
«Nello stesso anno in cui mi sono unito alla band, anche Tom Cora iniziò una collaborazione con noi. Tom è stato un incredibile violoncellista newyorkese. Lui ci vide suonare una volta, al CBGB di New York, quindi ci contattò chiedendoci se ci andava di fare qualcosa insieme. Sono venuti fuori dischi come Scrabbling at the lock (1991) e And the weatherman shrug their shoulders (1993).
La collaborazione con lui ha cambiato molto i The Ex, ci ha guidato verso un’altra area. Abbiamo iniziato a suonare nei jazz festival e nei festival di musica improvvisata, cosa che non avevamo mai fatto prima. Ed è stato fantastico perché noi tutti amavamo il jazz ed essere invitati a suonare in certi posti come la Bimhuis ad Amsterdam per noi è stato molto stimolante. [Suona il timer del forno, Andy va a girare gli scones…]
Non suoniamo più nei festival punk o rock anche se ci invitano, perché ormai non ci sentiamo più parte di quella musica. Noi abbiamo il nostro sound e la nostra identità musicale e Tom Cora ci ha aiutato in questo cambio di direzione anche se noi eravamo già su quella strada. È stato un periodo molto bello per i The Ex.

Per quanto riguarda Roi, lo abbiamo incontrato attraverso gli ZU, il gruppo musicale romano, lui era solito suonare anche con loro. Abbiamo fatto un tour con loro in Italia negli anni Novanta. E ricordo un particolare dell’Italia: non importava se al concerto ci fossero cinquanta o duemila persone, venivamo pagati sempre un milione di lire [ride], ma è stato fantastico. Da allora abbiamo invitato Roi a suonare con noi nella The Ex Orchestra Project, un progetto di un’orchestra di circa venti elementi che abbiamo svolto alla fine degli anni Novanta. Poi non ci siamo visti per quindici anni e lo invitammo di nuovo a suonare per noi nel progetto The Ex & Brass Unbound e, nonostante tutto il tempo trascorso, lui venne, suonò, e funzionò tutto alla grande. È un musicista straordinario, ha un orecchio musicale veloce e molto sviluppato e riesce a regalare sempre grandissime performance».
The Ex

A cosa stai lavorando ora, i The Ex suonano ancora insieme?
«Con i The Ex abbiamo suonato molto negli ultimi due/tre anni ma abbiamo venduto meno dischi. Quindi per compensare facciamo circa settanta concerti in un anno, forse per certe band non sono molti ma, considerando che ognuno di noi porta avanti progetti individuali, per noi sono un numero considerevole. Poi io ho Elio [indica il figlio che sta pasticciando con la farina e ride] e anche Arnold ha un figlio, quindi ci siamo detti che questa macchina dei concerti non può continuare ad andare avanti così. Ci siamo presi una pausa di un paio di mesi per lavorare ognuno a del nuovo materiale. Terry è andato in Etiopia, Katherina sta registrando in Germania, Arnold è impegnato con altri progetti.
Personalmente, sto lavorando a progetti musicali con Anne-James Chaton (sound poet francese) e Yannis Kyriakides (compositore originario di Cipro).
A marzo comunque i The Ex si riuniranno di nuovo per lavorare insieme e probabilmente faremo dei tour da luglio fino a ottobre».

Quale consiglio daresti ai giovani musicisti che vogliono fare musica per il resto delle loro vite?
«La cosa principale è mantenere il controllo e non cercare di spendere tutto il tempo lavorando per ottenere la pubblicazione di un disco. Solo una piccola percentuale di band riesce ad ottenere questo e spesso non è la strada della vera musica. Se sto cercando la grande musica non vado sempre a guardare tra i gruppi che hanno raggiunto pubblicazioni, ovviamente alcune di queste fanno buona musica ma il meglio lo trovi nel restante 90%, tra tutti quelli che non hanno ottenuto il cosiddetto deal [I The Ex posseggono la propria etichetta discografica, ‘Ex Records’].
Poi dipende da quello che vuoi. Se vuoi fare soldi, un contratto con una casa discografica non è male, ma se vuoi suonare musica, come tu hai detto, per il resto della tua vita devi trovare il tuo stile musicale e non semplicemente suonare qualcosa che già esiste. Se quattro persone si riuniscono per fare musica, senza provare a replicare un determinato stile, finiranno per fare qualcosa che sia veramente originale.
Un altro consiglio che mi sento di dare è di non suonare troppo, altrimenti si rischia di esaurire l’entusiasmo e questo si ripercuote sulla musica. Ma è difficile, perché molti musicisti ovviamente devono vivere con i guadagni della loro musica. Forse quando abbiamo iniziato noi era più facile perché eravamo meno band, ora ce ne sono talmente tante!»

Andy Moor, la sua compagna Valentina e il figlio Elio

Andy Moor, la sua compagna Valentina e il figlio Elio

Il timer suona per la seconda volta. Nell’aria si avverte una fragranza e, aperto il forno, l’atmosfera si fa ancor più calda e speziata. Gli scones sono pronti! Elio ha appena finito il bagnetto e rientra con la mamma. Andy mette a bagnomaria la clotted cream e, prendendo un barattolo dalla dispensa, specifica che la marmellata e la crema devono essere di prima qualità. Ci accomodiamo di nuovo. Elio si è appropriato di un biscotto e sta cercando di farlo ingurgitare ai suoi giocattoli, che non ne vogliono sapere, lasciando a terra un pasticcio di briciole e dinosauri di gomma.
Nel vedere quel T-Rex abbandonato a terra con la bocca piena di scones credo di aver colto l’essenza dell’essere ‘punk’ oggi. Avere il coraggio di avere una vita e una famiglia normali. Questa è la vera ribellione ed Elio in questo è un maestro.


The Ex: fondati nel 1979 e da allora indipendenti nel managment (Stichting Ex) e con la loro etichetta discografica (Ex Records). Con alle spalle più di 1500 performance e circa 25 album, hanno tenuto concerti in Nord America, Russia, Canada, Etiopia e in quasi tutta Europa.
Hanno collaborato con artisti come Tom Cora (USA), Brader Musiki (Kurdistan), Lanaya (Mali), Chumbawamba (Inghilterra), Sonic Youth (USA), Getatchew Mekuria (Etiopia), Anne-James Chaton (Francia), Roy Paci (Italia) e molti altri.
Nel 1991 vincono il premio BV Popprijs a Groningen (NL).

Manlio Crognale

Manlio Crognale

Nella vita ho fatto un po' di tutto. Dal benzinaio, barista, raccoglitore di olive (sì, in Abruzzo vige ancora questa pratica) al social media/content marketing coordinator per una fresca e grintosa start-up californiana. Sono laureato in Marketing e Comunicazione Globale ma neanch'io so bene il perché.
Attualmente vivo ad Amsterdam e lavoro per una grande multinazionale americana (immaginatevela pure come la megaditta fantozziana). Nel tempo libero leggo molto, mi cimento nella pittura e nella grafica digitale.
Per farmi felice basta una copia in vinile di "Kind of Blue" di Miles Davis o chiudetemi a chiave in una galleria d'arte.
Sono un grande ammiratore di Gigi Marzullo e un decente chitarrista.
Non mi disturbate il giovedì sera, ci sono le prove del gruppo!
Manlio Crognale

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