Fiore bianco contro il cielo azzurro

Sanremo.
Il Festival tra social(e)
e frenesie

Il sessantasettesimo Festival di Sanremo si è svolto, al Teatro Ariston, dal 7 all’11 febbraio 2017 ed è stato condotto, per la terza volta consecutiva, da Carlo Conti che, come nelle occasioni precedenti, ne è stato anche direttore artistico, affiancato dalla conduttrice televisiva Maria De Filippi.

Anche se, per 365 circa giorni l’anno, la ridente cittadina di Sanremo ospita una serie multiforme di eventi di ogni tipo, tanto da essere concorrenziale al glam della Cote d’Azur, è nella settimana del festival che si scatena il Caos. Caos uguale Frenesia, accelerazione dei ritmi di lavoro e battiti cardiopatici per giungere alla conquista dell’effimero, sia esso l’incarnazione di un trend topic del momento sia esso la conquista di un’intervista concessa in anteprima (ma solo per finta) dal dichiarato Big (e di tale classificazione tuttora non se ne comprendono le ragioni) della rassegna canora.

Ero alla sessantasettesima edizione del Festival per lavoro, dietro le quinte di un altro festival però, totalmente no profit e in programma – open free – al bellissimo Teatro dell’Opera del Casinò. A questo secondo evento forse in pochi, tra quelli frequentanti la settimana hot, hanno mai avuto il privilegio di accedere. Si organizzava in tali spazi, per merito della sensibilità del direttore della stessa game house, la terza edizione della rassegna Guardami Oltre dedicata alla presentazione e al sostegno di associazioni e artisti legati a categorie sociali fragili.

Un tema azzardato in contrappunto al cool esagerato di via Matteotti, strada del fatidico Teatro Ariston, dove un’orda di ragazzine (e non solo) urlanti facevano a gara per l’autografo di giovani animali del reality star system o per apparire davanti alle telecamere Rai (sorridendo alle spalle del telecronista di turno). Delle vere star, quelle internazionali profumatamente cachetizzate, nessuna traccia (i loro alloggi, dislocati tra Bordighera e Montecarlo, erano unico retaggio di paparazzi in caccia di scoop). Ma, nei corridoi e soprattutto in sala stampa, abbiamo notato altre star: i giornalisti che, con le loro domande déjà vu rigiralafrittata, tentavano di accendere inutili polemiche per dare ragione alla notiziabilità dell’articolo.

Inutile dire che, a Sanremo, la stampa è divisa in due settori: i colleghi di serie A, appartenenti alle testate nazionali più rinomate (agenzie di stampa, tv nazionali, testate Rai e giornali di larghissima tiratura), ubicati al secondo piano dell’Ariston, mentre nella sede del Palafiori Casa Sanremo sono dislocati (ma allontanati è la parola giusta) i giornalisti di serie B, solo perché appartengono a radio, web e tv locali, peraltro non proprio considerati dagli uffici stampa degli artisti. E la rincorsa agli stessi artisti per coverage ad hoc si fa per loro disperata, così come – e non ce lo aspettavamo – è ostacolata anche tra i colleghi dei piani alti che non lasciano trapelare news, pur di arrivare primi nella staffetta a ostacoli mediatica giornaliera.
«Maria De Filippi ha la febbre e non conduce stasera», «Carlo Conti ha rinunciato realmente al suo cachet?» o «chi è che ha vestito i presentatori?»… Sono le domande di prassi che volano sulle bocche della gente del settore. «Quanto è forte Gigi D’Alessio col suo video-selfie», «quant’è sensuale la Turci col tailleur bianco da uomo» e «che fica la scimmia di Gabbani»… Sono invece le espressioni sulla bocca della gente comune, fuori e dentro il teatro.

Ma una domanda sulla musica e sulle canzoni prescelte forse ancora nessuno se l’è posta.

O forse è meglio glissare dal momento che l’operazione toto-scommesse, aperta su Internet e sugli smartphone (con apposite app dedicate due settimane prima dell’inizio della gara), vedeva vincente la Mannoia e, man mano che tutti puntavano su di lei, scoprivi che se giocavi andavi addirittura a perdere più della cifra scommessa. Così come sapere che i game sono chiari prima ancora dell’apertura buste è facile rivelarlo andando su Wikipedia: alla voce Francesco Gabbani, 45 minuti prima della dichiarazione del tris sul podio, compariva la frase «vincitore del Festival di Sanremo 2017»: come peraltro qualcuno mi fa notare, la stessa frase compariva sul profilo di molti altri artisti. Segnale che il virtuale ha depotenziato il reale, nella sua sorpresa, e soprattutto nell’ascolto concreto delle note musicali e delle belle canzoni. Ragion per cui era nato il festival…

E torniamo al Casino: la vera notizia ce l’avevamo noi. Assoluto assente dal palco: il Maestro Peppe Vessicchio! Solo i nostri conduttori, Patrizia del Vasco e Maurizio Ferrini, hanno avuto la soddisfazione di acclamare: «Dirige l’orchestra il Maestro Peppe Vessicchio!» E, a quel punto, i cronisti d’assalto (sala stampa Vip e sala stampa underground) hanno colto la palla al balzo in massa percorrendo quei 500 metri che ci dividevano dal teatro, all’urlo dell’hashtag #uscitevessicchio che girava già da giorni sulla rete. Ma la soddisfazione non è stata tanto farli cadere in trappola, attirandoli con il personaggio noto, quanto far loro capire che il personaggio noto, nonostante fosse tale, era attratto da altre tematiche, guarda caso sociali. Essendo un grande promotore di musica nelle scuole, spesso rinuncia al proprio cachet per far comprare strumenti musicali che le strutture di mezza Italia non possiedono.

E allora si è guardato oltre, anche insieme a chi preferiva assistere a una kermesse di piccole realtà (ma con grandi progetti): c’era la vendemmia-terapia per dare lavoro ai diversi, c’era il teatro e la musica dei disabili, c’erano giovani talenti che interpretavano le proprie (bellissime) composizioni sul mondo degli isolati. C’erano artisti come Don Backy che affrontavano l’universo della follia (il duo brano Sognando, portato al successo da Mina, fu peraltro scartato proprio dalla commissione di Sanremo), c’erano i bersaglieri di Varese che, insieme ai Vigili del Fuoco, avevano raccolto i fondi per la costruzione di una scuola materna in uno dei tanti paesi terremotati. C’era questo e molto altro, in una dimensione positiva che, nonostante le avversità della vita, guarda avanti e lo fa con dignità e utilizzando la sensibilità creativa che ha dentro.

Ma è stato un barlume di qualche attimo, in sette giorni, veder trasparire dai mittenti della comunicazione mediatica una pausa di riflessione, poiché la fretta di inseguire le mode pseudo-musicali dettate dalla settimana dello stress faceva capolino dietro l’angolo. Tra i ristorantini sanremesi in avanscoperta per flashare il cantante in gara, col boccone a mezz’asta, e il dopo festival per improvvisarsi opinionisti, dentro Villa Ormond. Una ex palestra che i figli dei sanremesi rimpiangono per essersi prostituita alla Rai (la quale ha trasferito lì i propri studi sanremesi in pianta stabile).

E quando viene proclamato il vincitore, finisce all’istante tutto il clima di magia-frenesia che ha accompagnato i sette lunghi giorni precedenti: ancora qualche sprazzo l’indomani pomeriggio, negli spazi dello stesso Ariston che allestisce Domenica In (tutto esaurito da giorni!). Conduce Giletti, perché il Pippo nazionale è malato… Che sia materia di un altro possibile scoop?

Dietro le quinte è successo questo e vivere tali ritmi è, allo stesso tempo, fonte di gioia, eccitazione, nevrosi e stanchezza: esperienza – si dice ogni anno – da non ripetere, ricascandoci poi come pere cotte. Eppure ciò che resta, in chi resta anche solo 24 ore in più, è il senso di incredulità per una metropoli della musica e dell’infotainment che si rimpicciolisce in un batter d’occhio, tornando alla sua quotidiana dimensione di ridente e affascinante cittadina in riviera di confine.

Sanremo è faticosa, Sanremo è bellissima!
Tutti cantano Sanremo.

Elisabetta Castiglioni

Elisabetta Castiglioni

Laureata in Lettere, è dottoressa di ricerca in Storia, teoria e tecnica del teatro e dello spettacolo.
Per diversi anni cultrice della materia all’Università “La Sapienza” di Roma, ha collaborato per la cattedra di Metodologia e critica dello spettacolo.
Iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come pubblicista, scrive per le riviste “Minerva”, “What’s up”, "Luxury Files", "Fashion files" e per i web magazine “Visum”, “L’Ideale”, "Art a part of culture" e "Dazebao" realizzando interviste e articoli principalmente sulla cultura. Tra le sue pubblicazioni monografiche: “Le regie liriche di Luca Ronconi”, Su “Totò” di Roberto Escobar, “Renato-Rascel, immagini di scena”, “Quel piccoletto grande grande”.
Curatrice artistica di manifestazioni culturali e responsabile d’immagine per etichette discografiche indipendenti. Si è occupata del lancio e immagine di vari music club romani, album discografici e festival musicali nazionali, oltreché rassegne culturali, esposizioni d’arte e manifestazioni di teatro, danza e gastronomia.
Dal 2001 ricopre, nell’agenzia a lei intestata, il ruolo di ufficio stampa, pubbliche relazioni e promozione di artisti ed eventi culturali legati a musica, teatro, cinema, letteratura ed enogastronomia.
http://www.elisabettacastiglioni.it
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