Shunga di Kitagawa Utamaro

GIAPPONE.
La poesia visiva
dell’ukiyo-e

In questi giorni circa duecento stampe giapponesi del periodo Edo (1600 -1867) di Hokusai, Utamaro e Hiroshige sono in mostra al Palazzo Reale di Milano: chi non conosce La grande onda di Kanagawa (神奈川沖浪裏 Kanagawa oki nami ura, lett. Sotto un’onda al largo di Kanagawa)?

Probabilmente è una delle opere d’arte giapponesi più conosciute al mondo. Hokusai la realizzò negli anni trenta dell’ottocento, all’interno della serie Le 36 vedute del Monte Fuji. Raffigura un’onda che, con il suo sovrastante impeto, minaccia le barche, vicino a Kanagawa, nei pressi di Tokyo, con il monte Fuji sullo sfondo. Vi sono opinioni diverse: in molti considerano vero elemento centrale della stampa non l’onda ma la difficoltà dei pescatori che non possono contrapporsi alla forza della natura. Per altri il monte Fuji, simbolo quasi sacro del popolo giapponese, seppur a una certa distanza, si posiziona maestoso al centro del dipinto. Altri ancora la considerano principalmente la raffigurazione dello tsunami.

hokusai per levis

Soprattutto la xilografia di Hokusai colpisce per il suo impatto grafico immediato, la tecnica precisa, i colori e i contorni netti. A tal punto da esser divenuta un’icona: riprodotta sulle copertine dei quaderni, la Levis ne ha fatto una pubblicità, ne è stata disegnata un’emoji per cellulari, google ne ha fatto un doodle, è stampata nei calendari e anche nelle cover dei cellulari.

hokusai per google

Il realtà si tratta di un’opera che si colloca all’interno di una forma d’arte xilografica giapponesel’ukiyo-e – espressione di un nuovo modo di porsi nei confronti dell’esistenza. L’ideogramma “e” può essere tradotto con “immagini” mentre “ukiyo” indica una visione ottimistica della vita che, in quanto breve ed effimera, deve essere vissuta pienamente immergendosi allegramente nella sua corrente e godendone i piaceri. Da qui: le immagini del mondo fluttuante.
Questa forma d’arte fu il risultato di un lungo processo evolutivo iniziato in Giappone già nel’VIII secolo. All’inizio del periodo Edo la stampa su matrici in legno era adottata per illustrare i libri del genere del romanzo popolare ma, con l’andare avanti del tempo, si iniziò a stampare su fogli singoli e la xilografia si liberò dal giogo della letteratura.

Hokusai Manga 13 “Gyoran Kannon”, collezione Urakami

Hokusai Manga 13 Gyoran Kannon, collezione Urakami.

Al principio le stampe erano in bianco e nero ed erano caratterizzate da contorni a inchiostro, di un nero intenso, che spiccavano con forte contrasto sulla carta bianca. Poi le immagini, cominciarono a essere colorate a mano. Queste stampe passarono di moda negli anni quaranta del XVIII secolo, quando venne inventata la pittura stampata in rosso porpora: le tonalità dominanti quali il rosso, il verde e il giallo non venivano applicate a mano ma stampate con l’uso di matrici.
Le opere divennero note come immagini di Edo e arrivarono a essere molto ricercate. Si riproduceva il mondo con il quale si era familiari: alcune scuole prediligevano la raffigurazione di donne, altre di ritratti degli attori di kabuki che erano considerati alla stregua dei divi del cinema e le loro immagini venivano conservate come poster. A partire dal 1765 si passò alla stampa policroma che, attraverso l’utilizzo di matrici distinte per ogni colore, permise di ottenere una gamma cromatica molto più ampia.

L’immagine finale era il risultato della collaborazione di quattro esperti: il disegnatore, l’incisore, lo stampatore e l’editore. Quest’ultimo, solitamente un libraio, aveva il completo controllo su decisioni importanti quali il tema dell’opera. I disegnatori invece dipendevano dall’abilità e dal contributo degli incisori e degli stampatori che, dal canto loro, avevano il compito di tradurre al meglio le loro idee e i loro disegni.

Utagawa Hiroshige – Fukuroi. I celebri aquiloni della provincia di Tôtômi, dalla serie Cinquantatré stazioni di posta del Tôkaidô (1848-1849 circa).

Utagawa Hiroshige, Fukuroi. I celebri aquiloni della provincia di Tôtômi, dalla serie Cinquantatré stazioni di posta del Tôkaidô (1848-1849 circa).

L’ukiyo-e è una forma d’arte con caratteristiche apparentemente contraddittorie: una produzione su larga scala con tirature anche di migliaia di copie ma con un elevato livello artistico, tale da essere considerata un raffinato esempio di grafica in ambito mondiale. Grazie all’impiego di gradazioni particolari e speciali tecniche di stampa, queste opere somigliano a dei veri e propri dipinti. I colori sono intensi e in contrasto, accostati a sfumature di tono in maniera magistrale.

I grandi maestri come Hokusai, Harunobu, Hiroshige e molti altri sono ormai riconosciuti in tutto il mondo come eccelsi artisti di rara intuizione. Con la loro creatività e abilità riuscirono a imprimere, su delicati fogli di carta, vera e propria poesia visiva. Immagini di una realtà idealizzata che influenzarono gli impressionisti occidentali e che ancora oggi rapiscono per la loro bellezza.

 

Cover: Shunga di Kitagawa Utamaro, 喜多川 歌麿 (1753 – Edo, 1806)

Anna Livia Carella

Anna Livia Carella

Nippologa, insegnante e operatrice shiatsu.
Si è laureata con il massimo dei voti più lode in Lingua e Letteratura Giapponese e Inglese. Ha approfondito i suoi studi all’estero, dove ha lavorato e vissuto per lunghi periodi. Soprattutto è stata in Giappone, dove ha studiato a lungo e con passione la cultura, la storia, l’arte del Sol Levante e dove torna appena ne ha tempo e possibilità.
Ha al suo attivo diversi articoli sull’arte e la cultura giapponese; tiene conferenze sull’Oriente; è autrice del libro sullo irezumi (il tatuaggio tradizionale giapponese) dal titolo "Il Fuoco sulla Pelle, l’Arte del Tatuaggio Tradizionale Giapponese", pubblicato dalla Castelvecchi Editore nel 2011.
Insegna lingua e cultura giapponese e lingua e letteratura inglese; si occupa di comunicazione ed è content manager per un centro olistico; organizza eventi sull’Oriente.
Seguendo le caratteristiche innate della sua anima, non smette mai di studiare, approfondire, ricercare.
Anna Livia Carella

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