bassorilievo con scena di caccia

OSCAR DI MONTIGNY.
Il tempo dei Nuovi Eroi

Oggi la sfida economica più grande è costruire un Eco-sistema che sintetizzi tre necessità: quella dell’azienda di realizzare profitto, quella del cliente di essere soddisfatto e la necessità sociale di trarre vantaggio da questa transazione. Oscar Di Montigny, Chief Marketing Communication and Innovation Officer di Banca Mediolanum, ci confida la sua via per vincere tale sfida.

Cominciamo questa chiacchierata con la domanda più difficile: qual è il suo scopo principale nella vita?
«Essere un dono per gli altri».

Oscar Di Montigny foto di Alfredo Sabbatini

Oscar Di Montigny, ph Alfredo Sabbatini.

Amore, una parola che usa molto spesso. Ci racconti perché…
«Oltre che essere un piacere, la trovo una parola di grande attualità perché l’amore l’abbiamo ormai relegato ai margini della nostra esistenza. In modo paradossale perché in realtà è al centro di tutto. È un atto dovuto, che tutti dovrebbero compiere verso gli altri e che tutti dovrebbero ricevere dagli altri. È l’atto supremo anche tecnicamente, biologicamente parlando, eppure oggi sembra essere una cosa rara da trovare. Ne abbiamo banalizzato la funzione. La mia è quindi una provocazione per riportare questo elemento al centro della vita, dove dovrebbe essere sempre».

Che cos’è l’Economia 0.0?
«Sostanzialmente non è una teoria economica: è una suggestione provocatoria. Consiste innanzitutto nel riaffermare una centralità dell’economia che oggi viene fraintesa completamente. L’economia deve indagare l’idea di giusto, è un processo a monte che ha origine nella filosofia, che indaga l’idea di bene, nell’arte, che indaga l’idea di bello, nella scienza, che indaga l’idea di vero. L’economia è la disciplina ultima in cui tutto confluisce. L’etimologia della parola non ci dà scampo: “Arte di reggere e bene amministrare le cose della famiglia e dello stato”. Ed è quella parola, bene, che non lascia più spazio ai compromessi di questi secoli di storia recente. È bene solo ciò che è retto, e il solo profitto ora possibile, in un’epoca dove tutto è soggetto a un giudizio universale, è il Giusto Profitto. E niente al mondo è potente quanto un’idea di cui sia giunto il tempo. Migriamo dall’Era della dicotomia tra Profit e No-Profit a quella del Right Profit, in cui il profitto, in quanto right, è sia un diritto sacrosanto e inalienabile per un’impresa che a esso univocamente punta, ma è anche right in quanto onesto, giusto e addirittura sano. Significati che non danno più adito a fraintendimenti: è right una qualsiasi forma di profitto che ridia definitivamente all’Uomo il suo ruolo di ‘fine’ e rimetta l’economia nella sua originaria posizione di ‘mezzo’, e non più viceversa.
E quindi l’Economia 0.0 è una suggestione e una provocazione per ritornare a ciò che è bene.
Fare del bene e farlo bene: “fare della nostra vita un prodotto e fare di questo prodotto qualcosa di significativo per l’insieme.” E’ una nuova idea: un’Economia sostenibile che esprime la capacità di esistere insieme, nella relazione col tutto e non soltanto come parte a sé stante.
È un’economia basata sul capitale creativo culturale, capace di riconoscere nell’Amore l’atto economico per eccellenza».

Oscar Di Montigny foto di Alfredo Sabbatini

Oscar Di Montigny, ph Alfredo Sabbatini.

È stato tra i protagonisti sul palco del World of Business Forum 2016 (Milano, dall’8 al 9 novembre): il tema era BE BETA, siamo tutti in uno stato Beta permanente. Che cos’è BE BETA e cosa non lo è, nella vita privata e nel lavoro?
«Il tema di quest’anno risuona con molti dei princìpi dell’Economia 0.0 (di cui parlo nel mio libro Il Tempo dei Nuovi Eroi). Nel dettaglio, la capacità di vivere in stato Beta è la condizione di prontezza a provare, sbagliare e tornare a rischiare. Una skill evolutiva, poiché tutti noi lavoriamo e ci muoviamo in un ecosistema in stato Beta, ossia perennemente sottoposto a forti tensioni verso l’innovazione e il cambiamento.
Essere BETA è potersi rinnovare ogni mattina, con un obiettivo che rimetta un mondo di valori al centro della nostra vita e della nostra professione. Essere BETA è concedersi la possibilità di essere nuovi in ogni istante, sia come individui sia come professionisti. E ciò vale anche per le aziende. Significa darsi la possibilità di iniziare nuovamente in una maniera più ampia e inclusiva di quanto non si sia fatto fino a oggi. Una sfida per il marketing, per il business. Una sfida che riparta dalla centralità delle idee prima ancora che dal prodotto.
Ogni volta che mi ricordo quanto sia importante essere beta, ogni singolo giorno, al risveglio rinnovo l’impegno con me stesso di vivere beta. Un proposito di breve durata, per la giornata, senza dimenticare tuttavia che ciò è parte di un tutto che è la nostra vita. Beta è una condizione esistenziale. Ho vissuto, personalmente, l’esperienza che la condizione beta serve dopo grandi gioie e dopo grandi sofferenze. Almeno così è stato per me. Dopo le gioie perché quelli sono gli istanti nei quali siamo tentati di sederci sugli allori. Si corre il rischio di non evolvere, non rinnovarsi. Dopo i dolori, perché solo riscoprendo di essere BETA siamo capaci di rialzarci e ripartire. Quindi siate beta ogni giorno!»

Filosofia, arte, scienza e management: ripartire da se stessi per essere felici nel terzo millennio. Leggendo il suo libro sembra quasi facile, un consiglio per chi non ci riesce?
«Non esiste non riuscirci. Piuttosto è importante chiedersi: sono nelle migliori condizioni per riuscirci? Se la risposta fosse no, dobbiamo domandarci come creare le migliori condizioni per farlo».

Oscar Di Montigny foto di Alfredo Sabbatini

Oscar Di Montigny, ph Alfredo Sabbatini.

Qual è il suo pregio più grande? E il suo peggior difetto?
«Ho una buona sensibilità ma non ringrazio abbastanza».

Dove si immagina fra dieci anni?
«Mi vedo ad approfondire gli studi che ho fatto fino a ora e mi vedo capace di aver organizzato la conoscenza acquisita (sul piano non solo intellettuale ma anche su quello pratico)».

Qual è la sua opera d’arte favorita?
«Una figura per me molto simbolica è l’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci. Nella sua semplicità rappresenta la possibilità dell’essere umano di evolversi da una dimensione ad un’altra. L’uomo disegnato come fosse una stella. Credo che ognuno di noi sia una stella e che il cielo abbia bisogno di tutte le stelle. Per cui il compito di ciascuno è molto semplice: risplendere. E basta, al resto ci pensa il cielo».

Il mondo ha bisogno di Nuovi Eroi… Lasciamoci trovare.


Oscar di Montigny è nato a Milano, il 31 Agosto del 1969. Dal 1997 condivide la sua vita con Sara e, con lei, ha cinque figli (quattro ragazze fantastiche e una peste, Davide). Manager di Mediolanum, gruppo bancario in cui lavora dal 2000: attualmente ricopre la carica di Direttore Marketing, Comunicazione e Innovazione. E’ l’ideatore e il fondatore della Corporate University.

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Social Media & Content manager di Just Baked. Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa

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