Populismo su Parole al vento di Enrico Settimi

PAROLE AL VENTO.
Populismo

Oggi ci occupiamo di una parola: populismo. È l’accusa peggiore, in Italia viene mossa essenzialmente al Movimento 5 Stelle e alla Lega Nord, che si possa fare ad un progetto politico: dare a qualcuno del populista significa dire che i suoi propositi dichiarati servono solo a ottenere il consenso – in genere della parte disagiata della società, a quanto pare sempre più corposa – ma che non hanno alcuna chance di essere tradotti in reali riforme politiche.
I fattori di cui i populisti non tengono conto in genere sono di natura economica e finanziaria oppure, più in generale, è la considerazione della situazione geopolitica internazionale: semplicemente non ci sono i soldi oppure non si può fare perché l’Europa ci chiede altro o gli alleati non sono d’accordo. Altre iniziative di legge populiste potrebbero essere la maggiore e reale tassazione degli introiti delle multinazionali o dei patrimoni. In questo caso la situazione di cui non si rende conto il populista di turno è che i capitali, con un click, si riverserebbero rapidamente lontano da regole che li penalizzano.
La proposta populista per eccellenza è il salario di cittadinanza. Un’altra è porre forti limitazioni all’immigrazione.
Quello che in realtà – ed è la parte che ci interessa di più – definisce come populista una posizione politica è la sua scarsa realizzabilità, caratteristica che ci costringe a rubricarla immediatamente come sparata elettorale, irresponsabile perché crea speranze destinate a essere deluse.
Ma dentro la dialettica tra populismo e chi lo denuncia c’è l’evidente impossibilità della politica a rimettere mano ai rapporti di forza sul campo: in genere qualcosa che è Populista non può essere realizzato perché non è in linea con i programmi di chi comunque, chiunque vada al governo, ha una fetta importante del potere (economico e finanziario) in mano.
Allora hanno ragione i populisti? Dovrebbero essere più coerenti e dire come si fa a cambiare il sistema attuale di distribuzione di potere e reddito. Ma la risposta, forse, li spaventa.

Enrico Settimi

Enrico Settimi

45 anni, è nato ad Ancona e vive tra Roma e Torino, è sposato e ha due figli. È laureato in filosofia, anche se non ha ancora ben chiaro su cosa ha fatto la tesi. Sa scrivere e raccontare storie (in vari sensi) ed è grazie a queste qualità che si guadagna da vivere. Di mestiere fa il copywriter.
È coautore della sceneggiatura del film “Acqua di Marzo” di Ciro de Caro (è stato presentato con discutibile fortuna alla sagra del cinema di Roma). Ha collaborato come autore e regista al documentario “L’Italia dei Longobardi”, prodotto da Archeoframe, il laboratorio di comunicazione dei beni archeologici della IULM di Milano.
Ha scritto il testo per l’istallazione su Costantino in occasione dei 1700 anni dall’editto di Milano.
Tra i suoi documentari (per Fox, Istituto Luce, Rai, Mediaset), “La lambretta – ascesa e caduta di un miracolo italiano” “Seveso la tragedia del silenzio” prodotto da Wilder per Rai. È stato consulente Fox per la localizzazione in Italia di prodotti documentaristici americani presso History Channel.
Per Studio Universal ha ideato e realizzato numerosi prodotti televisivi, tra cui la produzione “Hollywood al D-Day” featuring “Il D-Day di John Ford”. In precedenza, tra le altre attività si è occupato delle ricerche per la realizzazione dell’archivio storico audiovisivo della sede RAI di Gerusalemme. E’ stato cronista per Radio Città Futura, Radio Popolare, autore di documentari storici radiofonici (“Cile 1998, l’oblio della democrazia”).
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