Maiko (apprendiste geisha) ritratte da Stéphane Barbery.

KAOMISE SOUKEN.
A caccia di autografi,
nel kariūkai!

A Kyōto, è tempo di Kaomise Souken!
Quando arriva dicembre in Giappone si preparano i mochi e, spesso, si decorano gli alberi con questi come se fossero dei bianchi fiori. Dunque anche le maiko (apprendiste geisha) ritengono di buon auspicio indossare dei kanzashi (ornamenti per capelli) che esibiscano simbolici mochibana (letteralmente fiori di mochi).

Le maiko Tomoyuki, Chizu e Mitsuna davanti al teatro (foto di Onihide).

Le maiko Tomoyuki, Chizu e Mitsuna davanti al teatro Minamiza, ritratte da Onihide.

L’ornamento del mese contiene anche due piccole etichette di carta bianca che simboleggiano lignei maneki: le insegne che vengono affisse all’entrata del Teatro Minamiza, a dicembre, per mostrare i nomi degli attori di kabuki che si stanno esibendo all’interno.
Quale ulteriore elemento possono utilizzare anche foglie di bambù e altri portafortuna come un dado, un maneki neko (letteralmente gatto che ti chiama), un bersaglio e una freccia.
Durante la prima settimana di dicembre, le geiko (geisha nell’antico dialetto di Kyōto) e le maiko dei cinque hanamachi (i quartieri delle geisha) si recano presso il Teatro Minamiza (in Gion) e assistono a una speciale rappresentazione di kabuki, nota come Kaomise Souken (  顔見世総見、): si può tradurre, più o meno, come apparizione a una performance o mostrare il volto. Ogni distretto partecipa in un giorno diverso.
Le geisha e le apprendiste siedono tutte insieme nel Sajiki, così gli spettatori possono ammirare anche loro oltre lo spettacolo. La vista, nell’insieme, è meravigliosa.
I migliori attori di kabuki si esibiscono al Minamiza per 26 giorni, nel mese di dicembre: la tradizione della Kaomise e dei lignei maneki ha più di trecento anni.

Attore di kabuki che autografa il maneki di una maiko.

Attore di kabuki che autografa il maneki di una maiko, ritratto dalla geisha Naosome di Kamishichiken.

Le maiko, in questa occasione, chiedono ai loro due artisti preferiti di autografare i propri maneki.
O almeno così dovrebbe essere: in realtà se osservate le loro teste noterete che spesso le maiko di una stessa okiya (la casa delle geisha) hanno tutte le stesse due firme, tra i capelli (come se ci fosse una disposizione ben precisa a priori).
Il 1 dicembre è stato il turno delle artiste di Ponto-cho e il 2 di quelle di Gion Kobu.

La maiko Katsuya ritratta da Onihide

La maiko Katsuya, ritratta da Onihide.

Adorabile la maiko Katsuya (佳つ椰): i due maneki sono ancora bianchi perché siamo prima dello spettacolo.
Ogni anno la okāsan (geisha madre) spende anche 400 euro per donare un nuovo kanzashi (provvisto di bianchi maneki e rigorosamente handmade) alle sue pupille.

Le maiko Mameharu (まめ春) e Ayano (彩乃), ritratte da Onihide.

Le maiko Mameharu (まめ春) e Ayano (彩乃), ritratte da Onihide.

Le maiko dopo lo spettacolo: infatti i maneki sono stati autografati.
Il 3 dicembre è stata la volta dell’hanamachi di Gion Higashi.
Il 7 dicembre è stato il turno delle artiste del distretto di Kamishichiken, il mio favorito.

E voi quali autografi vorreste, se indossaste dei candidi maneki sotto l’albero di Natale?

 

Cover: Les célébrantes ritratte da Stéphane Barbery.

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Social Media & Content manager di Just Baked. Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
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