ROMAEUROPA FESTIVAL.
Inedia prodigiosa
di Lucia Ronchetti

Non è la prima volta che Lucia Ronchetti, una delle nostre compositrici più note, molto eseguita all’estero (forse più che da noi), usa un coro non professionale per una sua opera.
Lo aveva già fatto in occasione di Prosopopeia, a Gera, in Germania, e 3 e 32 Naufragio di Terra a L ’Aquila, dove erano le chiese i luoghi performativi e si cercava di eliminare la distanza tra pubblico e performer, facendo del coro di non professionisti il termine medio.

ronchetti al romaeuropa

Così fa anche in Inedia Prodigiosa, prima assoluta per Romaeuropa Festival, in scena alle Terme di Diocleziano (26 e 27 novembre 2016), che di cori ne ha quattro: maschi e femmine, voci bianche femminili e coro di donne non professioniste. L’opera è una ricerca sul tema del digiuno, praticato nella storia con particolare sacrificio e tenacia spirituale dalle donne. Lasciarsi morire di inedia è infatti forse la più ascetica delle forme di rifiuto della vita.
È un processo lento, che consuma e assottiglia, non ha l’efficacia immediata e truculenta del colpo di pistola, ed è una scelta ancora oggi non così rara presso alcune culture orientali. L’astensione totale dal cibo in passato era però praticata anche nel mondo occidentale, spesso per sommi scopi purificatori, sostenuta da un pensiero filosofico di matrice plotiniana che riteneva la gravità del corpo un impedimento all’elevazione dell’anima.

Inedia prodigiosa di Lucia Ronchetti

L’indagine che Lucia Ronchetti conduce sull’anorexia mirabilis quale fenomeno storico, dando voce corale ad alcune figure di donne che, dal medioevo fino al ‘900, hanno deciso di praticare il digiuno sine die, è dettata dalla necessità di ricordare come il processo controllato dell’astensione dal cibo fosse messo in atto per cause importanti, risultando peraltro prodigioso agli occhi degli studiosi, e di sottolineare quanto esso appartenesse particolarmente all’universo femminile: «Astenendosi dal cibo, queste donne hanno ottenuto una relativa autonomia di pensiero e di azione – dice l’autrice – la loro determinazione si trasforma in un progetto di vita che implica autostima e capacità di controllo. Queste attitudini, connesse a una forte spiritualità, hanno generato nei secoli una vasta letteratura fatta di reportage, testimonianze e commenti».

In una narrazione che somiglia molto alla drammaturgia musicale processionale, le voci maschili sono quelle di dottori, sacerdoti, analisti, persone che vedono da fuori l’inedia e quindi possono commentarla con lucidità; alle cantanti femminili sono invece affidate le parole delle digiunatrici di varie epoche. I cori che partecipano sono quattro: uno misto di professionisti (maschi e femmine), le voci bianche femminili e un coro di donne non professioniste. I quattro cori si spartiscono sette parti vocali: «Per ogni identità il coro realizza campiture musicali diverse e specifiche, con riferimenti all’epoca e all’ambiente in cui la digiunatrice ha vissuto». La gestione e la relazione dei volumi producono momenti di graffiante disperazione e di sussurrata riflessione. Il libretto è costruito a partire da giustapposizioni e integrazioni di testi già esistenti nelle diverse lingue (italiano, latino, inglese, francese e tedesco) parlate dai protagonisti.

Tra le soventi citazioni di carattere sacro (Grandi, O quam tu pulchra es; Monteverdi, Vespro della Beata Vergine; Verdi, Requiem), si snodano le storie di donne che hanno rinunciato al nutrimento (per raggiungere dio, per meditare o per ribellione) e che sono miracolosamente sopravvissute a lungo, mantenendo intatto il loro corpo e focalizzando così l’attenzione altrui sulla propria forza di volontà.

Federico Capitoni

Federico Capitoni

Federico Capitoni è critico musicale del quotidiano “la Repubblica”. Scrive, tra gli altri, per il “Sole 24 Ore” e per le maggiori testate musicali italiane. Ha inoltre ideato e condotto programmi radiofonici per diverse emittenti, tra cui “Radio Rai”. Insegna, a contratto, “Storia della musica” in vari atenei, accademie e conservatori. Tra le sue ultime pubblicazioni: “Guida ai musicisti che rompono. Da Beethoven a Lady Gaga” (Torino 2011), “La verità che si sente. La musica come strumento di conoscenza” (Trieste 2013).
Federico Capitoni

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