PARIGI.
Sting e la “seconda vita”
del Bataclan

Il Bataclan (in origine Ba-Ta-Clan), è una sala da spettacolo di Parigi, situata nell’XI arrondissement. Costruito nel 1864 su progetto dell’architetto Charles Duval, trae il suo nome dall’operetta in un atto, di ambientazione cinese, Ba-ta-clan. Jacques Offenbach, l’autore, la rappresentò nel 1855.
L’11 marzo 1991 l’edificio che lo ospita è stato dichiarato monumento storico.

Alle 21:42 del 13 novembre 2015, durante un concerto degli Eagles of Death Metal, mentre suonava la canzone Kiss the Devil, il Bataclan è stato teatro di un feroce attacco terroristico rivendicato da un gruppo armato ricollegabile all’autoproclamato Stato Islamico (comunemente noto come ISIS) che ha portato a 89 vittime.

Sembrava impossibile, ma è successo.
Il Bataclan ha riaperto, a un anno esatto dalla strage del 13 novembre 2015. Tra i 1500 spettatori del concerto c’erano anche i superstiti della strage.
Nonostante la vile barbarie che ha destato orrore agli occhi del mondo, il teatro di Parigi, luogo simbolo delle spietate e crudeli stragi jihadiste che hanno sconvolto l’occidente, torna a essere uno dei punti di riferimento della vita culturale.

Il locale, al numero 50 di Boulevard Voltaire, ha riaperto i battenti sabato sera (12 novembre 2016) con un concerto di Sting, dedicato al ricordo delle vittime del massacro. Proprio alla vigilia del suo tragico anniversario: nella sala che ha registrato il tutto esaurito, come durante l’esibizione degli Eagles of Death Metal interrotta da raffiche di kalashnikov, la musica dal vivo, «festa perversa» per i terroristi, torna ad essere portatrice di un messaggio di libertà.
«Abbiamo due compiti questa sera», ha ricordato Sting all’inizio della sua performance, «ricordare i morti e celebrare la vita», stringendosi in un lungo e sentito abbraccio alle 1.500 persone presenti… Molte delle quali unite nel dolore di chi ha perso un caro e di chi è sopravvissuto e non sa darsi pace, le altre che per essere presenti in questo evento storico hanno bruciato in meno di 40 minuti i biglietti messi in vendita il martedì prima dell’evento. Con incasso devoluto interamente alle due principali associazioni dei parenti delle vittime.
Un minuto di silenzio, e il concerto comincia con la delicata Fragile, seguita da una Message in A Bottle cantata in coro dal pubblico.
Bataclan, Parigi

La ristrutturazione del club ha volutamente mantenuto l’architettura originaria, in particolare la facciata a forma di pagoda che nel 1865 rappresentò un elemento di discontinuità e di originalità della nuova urbanizzazione del XI arrondissement progettata da Haussmann. Riportate all’antico splendore – come dopo l’incendio che distrusse l’interno della sala nel 1933 – anche le decorazioni orientaleggianti e i fregi ispirati ai templi cinesi. Nel progetto originale dovevano dare alla pianta ellittica del locale quel carattere esotico, sinonimo di esplorazione e di scoperta, contorno ideale per un café-chantant, palcoscenico di musica, teatro, operetta e arte varia, nonché luogo di incontro e svago della borghesia parigina di fine ottocento.
L'insegna del Bataclan di Parigi

Rinnovata soltanto l’insegna sopra l’entrata, fuori dalla quale sabato c’era tra gli altri anche Jesse Hughes, frontman degli Eagles of Death Metal. «Dovevo essere qui oggi», ha dichiarato ai giornalisti presenti, «riapre il Bataclan, è meraviglioso».
La direzione si è rifiutata di far entrare due dei componenti degli Eagles of Death Metal. «Sono venuti ma li ho mandati via. Ci sono cose non si perdonano», ha dichiarato il direttore artistico Jules Frutos alla stampa francese. A inizio marzo, il frontman del gruppo aveva detto che, a suo avviso, l’attacco era stato preparato dall’interno della sala esprimendo sospetti nei confronti del servizio di sicurezza.

Nessun artista francese ha accettato di suonare la prima sera, ha detto Jules Frutos ai giornalisti presenti, Sting invece ha accettato subito e con entusiasmo.
Tra i sopravvissuti nel pubblico, c’era l’uomo che registrò con il telefonino il momento terribile dell’inizio dell’attacco (il file audio, trasmesso da Tra poco in edicola di Radio Rai, fece il giro del mondo). Non poteva mancare Vincenzo Capuana. Vive a Parigi dal 1979. «…Una parte importante della mia vita è la musica rock. Assisto a circa 120 concerti l’anno, gli Eagles of Death Metal li ho visti sette volte, Sting con stasera 26, contando la carriera con i Police. Sono qui per incamerare nuovi ricordi, metterli sopra a quelli vecchi…» «La porta di ingresso è molto più ampia, le uscite di sicurezza sono diventate sette mentre prima erano due ed erano pure chiuse, per il resto la struttura della sala è rimasta la stessa, con quel lungo bar dove tanti vennero massacrati… Io stavo al piano di sopra, sul balcone, e ho visto tutto. Ero con un gruppo di amici, all’inizio non abbiamo capito. Poi ho visto gli schizzi di sangue, le persone che cadevano. Un amico è morto, due sono rimasti feriti».
Concerto di Sting al Bataclan, Parigi

Sul palco, con Sting e la sua band c’è anche il trombettista di origini libanesi Ibrahim Maalouf, protagonista di vibranti assoli, tanto in Fragile quanto in Desert Rose ma soprattutto in Insciallah, brano dal forte significato simbolico dedicato ai migranti (a lungo applaudito dal pubblico commosso).
Insciallah risuona, nell’aria, più o meno alla stessa ora degli spari del 13 novembre. Ci vuole coraggio per intonare una nenia arabeggiante in un’occasione simile e Sting ce l’ha.
Qui potete ascoltare la playlist con le canzoni della serata.
Nella setlist trovano spazio brani celebri del repertorio di Sting e dei Police, quali Every Breath you Take (che ha chiuso il concerto), So Lonely, Roxanne (composta da Sting all’età di 17 anni proprio mentre era a Parigi), Walking on the Moon e, nell’ultimo encore, The Empty Chair, cantata solo con voce e chitarra e dedicata alla memoria di James Foley, il fotografo brutalmente ucciso in Siria.

Il pubblico applaude ma soprattutto ringrazia: da sabato sera la musica e la vita sono di nuovo il centro e l’anima del Bataclan. Il locale rinasce ma la morte resterà fuori, scolpita in una targa in memoria delle 89 vittime del massacro, che verrà scoperta sul muro esterno del locale nel giorno dell’anniversario, quando il locale sarà chiuso, mentre le fiammelle alle finestre dei palazzi nei dintorni rischiareranno la notte e i boulevard di Parigi. Domenica 13 novembre, mentre si scopriranno targhe commemorative in tutta la città e si elencheranno i nomi di tante persone uccise, soprattutto giovani e giovanissimi, al Canal Saint-Martin, luogo di ritrovo cult dei ragazzi parigini, si accenderanno migliaia di lanterne. Una candela, dalle finestre di tutte le case di Francia, dovrà essere il simbolo del ricordo e della vita che riprende.

L’arte, la cultura, e la voglia di vivere di una città straordinaria, ferita ma che prova a rialzarsi, sono caratteri imprescindibili anche per la storia del Bataclan e il cartellone di eventi, già ricco di appuntamenti (fino ad aprile 2017) e come sempre eclettico e ispirato, ne è la testimonianza. Prossimi appuntamenti di novembre con i live di Pete Doherty (già sold-out), Youssou Ndour, Laurent Garnier e Marianne Faithfull.

Mercì Sting! Mercì Le Bataclan!

Black Herman

Black Herman

Classe ’75, appassionato di musica con il vizio della scrittura, Black Herman è un inguaribile collezionista di vinile, da sempre alla ricerca di nuovi generi e talenti da ascoltare e da proporre; non a caso, la radio e la consolle sono stati, per un po’ di tempo il suo habitat naturale.
Pur avendo appeso le puntine al chiodo, Herman continua ad applicare i precetti del jazz, la sua prima passione, al lavoro e alle vita quotidiana, convinto che improvvisazione e ispirazione derivino dalla convergenza di vari elementi, proprio come predicava il suo “mentore” Sun Ra.
Al profeta dell’Alabama deve anche la sua devozione per l’afrocentrismo, che continua a studiare e a declinare nelle sue diverse forme musicali, dalla riscoperta dei suoni tradizionali fino all’elettronica.
Black Herman

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