Kokeshi Doll

GIAPPONE.
Il Regno delle Bambole

L’articolo è realizzato in collaborazione con Miriam Bendìa.

È cominciata il 4 ottobre (e rimarrà aperta fino al 28 dicembre) l’esposizione LE BAMBOLE DEL GIAPPONE. Forme di preghiera, espressioni d’amore, presso la sala mostre dell’Istituto Giapponese di Cultura, a Roma. Luogo già famoso per il suo giardino (1.453 m², progettato da Ken Nakajima, è il primo realizzato in Italia da un architetto giapponese) e molto interessante anche all’interno.

LE BAMBOLE DEL GIAPPONE. Forme di preghiera, espressioni d’amore.

Una menzione speciale va dedicata alla Biblioteca. Posta al pian terreno dell’edificio (280 m², con circa 32.600 volumi), poco distante dalla sala mostre, presenta una selezione di libri dedicati alle bambole giapponesi dalla ricostruzione storica all’indagine contemporanea e alla loro arte.
LE BAMBOLE DEL GIAPPONE. Forme di preghiera, espressioni d’amore.

L’esposizione itinerante è curata dalla Japan Foundation ed è pensata come una grande introduzione al mondo nipponico.  Attraverso le bambole passa tutta una tradizione di artigianato e tessuti pregiati che in Giappone veicola anche l’identità geografica: a seconda della regione di provenienza si possono notare le differenze nella fattura delle doll.

Le bambole pervadono la vita quotidiana dei giapponesi rappresentandone abitudini, aspirazioni e valori, per questo sono a tutti gli effetti una chiave di accesso antropologicamente interessante della loro Weltanschauung (visione del mondo).

LE BAMBOLE DEL GIAPPONE. Forme di preghiera, espressioni d’amore.

Bambola si dice ningyō, dall’unione di nin – essere umano/persona e gyo – forma. Letteralmente: (oggetto) di forma umana. Basta dare una rapida occhiata alla didascalie della mostra per capire quanto il termine sia abusato e quanto i giapponesi amino la catalogazione (o come diremmo noi l’ordine). Per ogni tipologia di bambola esiste un parola specifica che la descrive, nel suo modo di essere e in quello che sta facendo. Doll legate alle varie forme di teatro, ningyō imperiali, bambole che raffigurano i giochi dei bambini, ningyō che gattonano… Per ogni doll c’è una categoria in cui inserirla.

Tra le più interessanti ci sono quelle per la Festa delle Bambine (3 marzo) e quelle per la Festa dei Bambini (5 maggio), nelle quali si riversano tutti gli stereotipi tipici di queste differenziazioni classiche.

Akari o tsukemashou bonbori ni
明かりをつけましょう ぼんぼりに

Ohana o agemashou momo no hana
お花をあげましょう 桃の花

Go-nin bayashi no fue taiko
五人ばやしの 笛太鼓

Kyo wa tanoshii Hinamatsuri
今日は楽しいひな祭り

  Accendiamo le lanterne  
  Sistemiamo i fiori di pesco   
  I cinque musicisti di corte stanno suonando flauti e tamburi
  Oggi è il gioioso Festival delle Bambole!

La Maiko Ayano 彩乃 con le bambole Hinamatsuri, fotografata da Onihide.

La Maiko Ayano 彩乃 con le bambole Hinamatsuri, fotografata da Onihide.

Il tre marzo si tiene il Festival delle bambole: Hinamatsuri (雛祭り).
La sua origine è da cercare in un’antica pratica cinese per mezzo della quale la malattia del corpo e la sfortuna vengono trasferite a una bambola e allora si possono rimuovere gettando la bambola in un fiume che la porterà al mare.
La festa risale all’epoca Heian (794 -1192), quando si celebrava il terzo giorno del terzo mese nel calendario lunare (corrispondente all’attuale aprile). In quel tempo era appunto usanza festeggiare la primavera fabbricando bambole di carta sulle quali trasferire, con una cerimonia magica, malattie e sventure che avrebbero potuto affliggere la famiglia. Era la hina-nagashi (bambola galleggiante). Esse venivano poi gettate in un fiume eseguendo riti esorcistici. Ma nel dodicesimo secolo la nobiltà trasformò la festa in un’esibizione di bambole, riccamente abbigliate con i costumi della corte imperiale, quale augurio di vita prospera e di un felice matrimonio. Dopo il diciassettesimo secolo l’usanza si diffuse in tutte le classi sociali e con l’adozione del calendario gregoriano la festa, oggi, ricorre il tre marzo.
In questo giorno è tradizione pregare per la crescita e la felicità delle bambine. E’ chiamato anche Festival dei fiori di pesco, Momo no sekku, in quanto cadeva appunto nella stagione della loro fioritura sul vecchio calendario lunare. Il cinque maggio invece è il Odomo no hi, il giorno dei bambini. Mentre il giorno dei bambini è una festa nazionale, lo Hinamatsuri non lo è.

Il Nagashi Bina delle maiko Fukuteru e Fukunami, fotografate da Tamayura.

Il Nagashi Bina delle maiko Fukuteru e Fukunami, fotografate da Tamayura.

Anche le maiko (apprendiste geisha) partecipano alla cerimonia del Nagashi-bina: si recano presso il tempio e lasciano scivolare nell’acqua del fiume piccole barche con sopra delle graziose bambole. Quella bambola diviene, simbolicamente, la vittima di tutta la sfortuna che potrebbe colpirci in futuro e allontana da noi gli influssi negativi degli spiriti maligni. E’ un rito molto suggestivo da ammirare e da vivere!


Ad esempio, a Kyōto, lo Shimogano-jinja (facente parte del tempio Kamo con il Kamigamo-jinja) celebra il Nagashi-bina (chiamato anche hina-okuri) lasciando navigare dolcemente queste bambole nei fiumi Kamo e Takano e pregando per le bambine. Le piccole barche vengono poi recuperate e riportate indietro, non appena gli ignari spettatori si allontanano. Ma è necessario per evitare che finiscano nelle reti dei pescatori, provocando gravi danni. Le bambole vengono quindi bruciate nel tempio, per completare e rendere efficace il rito.

Il hina-ningyō (雛人形) è costruito, solitamente, su sette gradini (hinadan) e un basamento, tutti ricoperti da una morbida moquette rossa (mousen).
Oggi si trovano vari tipi di decorazioni, anche di dimensioni ridotte per gli appartamenti meno spaziosi, ma la versione tradizionale ha sette gradini e quindici bambole in legno, delicatamente laccato sul volto e sulle mani, vestite con gli antichi costumi giapponesi in seta e broccato. Il gradino più alto si chiama Odairi sama.
LE BAMBOLE DEL GIAPPONE. Forme di preghiera, espressioni d’amore.
Dairi era la corte imperiale di Kyōto. Odairi sama é una coppia di bambole, maschio e femmina: l’Imperatore (Dairi) e l’Imperatrice (Hina). Nell’est del Giappone, Obina (Imperatore) viene messo a sinistra (guardandolo di fronte dalla parte destra). Invece nell’ovest del Giappone si usa al contrario. Attualmente lo stile dell’ovest é il più usato. Davanti all’Imperatore e all’Imperatrice sono posti due piccoli vassoi laccati a forma di tavolino e, ai loro lati, si trovano due lampade chiamate bonbori.
Nel secondo gradino ci sono le tre dame di corte (sannin-kanjyo): non erano soltanto delle ancelle ma le donne in carriera dell’epoca capaci di comporre poesie, esibirsi con vari strumenti musicali e coordinare gli eventi mondani. Cinque musici (gonin-bayashi), disposti sul terzo gradino, suonano antichi strumenti: i figli minorenni degli aristocratici. Se i loro talenti venissero riconosciuti, potrebbero ricevere la carica nella corte imperiale. Al quarto gradino, ci sono il Ministro di sinistra (Udaijin) e il Ministro di destra (Sadaijin). Il Ministro di destra (sulla sinistra guardando dal lato dell’Imperatore) é più anziano e viene rappresentato con la barba, in quanto la sinistra veniva considerata superiore nella cultura della corte imperiale. Tutti e due con una spada e un arco, vengono loro offerti degli Hishimochi.
Al quinto gradino troviamo gli Jityo (servitori): sono i governanti del palazzo. Ognuno porta una spazzola, una paletta e un rastrello. Sono chiamati anche i Sannin Jyogo, appaiono vestiti molto semplicemente e hanno un’espressione di pianto, riso e rabbia. Sesto e settimo gradino: gli utensili. Ci sono inoltre piccole parti di mobilia, minuscoli piatti da pasto e altri oggetti graziosi. L’altare è decorato con rami di pesco fioriti, simboleggianti la dolcezza e la grazia femminili.
Le mamme si affrettano sempre a mettere via il hina-ningyō, il giorno dopo il festival. Secondo una superstizione se non lo mettete via presto, dopo il tre marzo, vostra figlia si sposerà molto tardi.
Il hina-ningyō di solito è lo stesso che la nonna ha donato alla madre, viene tramandato di generazione in generazione. A scuola le ragazze vengono festeggiate e lo stesso fanno i genitori, invitando a casa gli amici.
La mamma prepara, ogni anno, speciali Hishimochi per la figlia: tre strati di mochi, uno verde, uno bianco e uno rosa a partire dal basso. Il verde simboleggia la terra dove cresce l’erba. Il bianco é la neve e il rosa richiama il colore dei fiori del pesco. I tre strati di Hishimochi rappresentano la natura all’inizio della primavera quando comincia a crescere l’erba verde, sotto la neve bianca, e i germogli di pesco appaiono sulla terra. Agli ospiti viene inoltre offerto il sake bianco. E’ lo shirozake, ottenuto mischiando malto al sake. Ha un colore lattiginoso e un sapore dolce e viene preferito, in questa celebrazione, poiché è molto gradito alle fanciulle!

Per chi volesse ammirarlo, l’Istituto Giapponese di Cultura, ogni 3 marzo, espone un sette gradini originale.

Tutte le bambole giapponesi, tranne le Bunrakoningyō che vengono animate nel teatro delle marionette, sono decorative: a nessun bambino è permesso giocarci, ma vengono esposte in bella mostra, dentro casa, in occasioni speciali o per la maggior parte dell’anno.
LE BAMBOLE DEL GIAPPONE. Forme di preghiera, espressioni d’amore.
Quasi tutte le ningyō giapponesi, sia i pezzi storici che contemporanei, sono fatte di polvere di conchiglia su scheletro di legno. Pochissimi gli esemplari in porcellana, l’unica grande eccezione è rappresentata dalle Kokeshi ningyō che sono scolpite nel legno.
LE BAMBOLE DEL GIAPPONE. Forme di preghiera, espressioni d’amore.
Le Kokeshi (こけし), alle quali è dedicata un’intera sezione della mostra, sono originarie della regione nord orientale. Una zona di montagna in cui probabilmente si è cominciato a produrle dagli scarti della lavorazione del legname e in cui poi hanno avuto un tale successo da diventare tra i souvenir preferiti, non solo per i giapponesi ma anche per gli stranieri che passavano di là. Sono bambole di buon auspicio che si trovano in molte case o che si portano in dono, ne troverete di bellissime, veri e propri pezzi d’arte.

…Davvero una mostra da non perdere… Buon divertimento!

LE BAMBOLE DEL GIAPPONE Forme di preghiera, espressioni d’amore
Orario: lun-ven 9.00-12.30/13.30-18.30 merc fino alle 17.30 sab 9.30-13.00
ingresso libero – visite guidate gratuite su prenotazione
Luogo: Istituto Giapponese di Cultura – Via Antonio Gramsci, 74 – 00197 Roma
Info: 06 3224754

 

Fonti: Istituto Giapponese di Cultura e Diario di una maiko di Miriam Bendìa

Maddalena Lucarelli

Maddalena Lucarelli

Vive a Roma, ha un Dottorato in Filosofia su Jacques Derrida, sul cui concetto di "differenza" ha pubblicato qualche saggetto, ovviamente già esaurito in libreria, per trovare lavoro ha dovuto fare un Master in radiofonia, che le è piaciuto molto, ma lavora da tempo in campo editoriale occupandosi di comunicazione e marketing. Le piacciono soprattutto i libri illustrati e l’editoria per l'infanzia, per la quale cura eventi e promuove volumi. Si occupa della comunicazione del progetto IBBY per aprire una Biblioteca per bambine-i a Lampedusa. Prima o poi forse vorrebbe fondare una casa editrice, nel frattempo perde tempo.
Maddalena Lucarelli

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