Rain 2016 di Anne Teresa De Keersmaeker Ph © Anne Van Aerschot

RAIN.
La creatività coreutica
di Anne Teresa
De Keersmaeker

Nel 2001, al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles, debuttava Rain di Anne Teresa De Keersmaeker. Considerato dalla stessa coreografa (già a Romaeuropa Festival nel 1993, 1996 e 2015) uno dei punti più alti della sua intera produzione artistica. Ispirato all’omonimo romanzo di Kirsty Gunn e interamente costruito su Music for 18 Musicians (1976) di Steve Reich, lo spettacolo giunge al REF in un riallestimento per un rinnovato gruppo di interpreti (10). A loro il compito d’incarnare la passione della coreografa belga per le partiture musicali contemporanee e del Novecento e in particolare per il minimalismo americano di Reich.

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Protagonista della danza belga ed europea dagli anni Ottanta, porta in dote l’originale sintesi tra rigore formalistico e pathos, di cui Rosas danst Rosas è sfolgorante debutto e spettacolo manifesto. Anne Teresa de Keersmaeker rappresenta per il direttore Virgilio Sieni: “il punto di congiunzione tra creazione e processi di trasmissione”. “Il suo gesto poetico attraverso il corpo – scrive Sieni – ha reso possibile un travaso significativo tra le culture occidentali nella comprensione del corpo teatrale come medium della ricerca linguistica. Elevando lo spazio a tavola del mondo, vi ha dislocato i corpi di una ricerca che lascia percepire l’apertura dell’uomo a nuovi luoghi. Si è presa cura della misura e della durata del corpo sonoro dell’individuo e del danzatore per porlo sulla soglia del Mondo”.

«La musica è un esercizio matematico nascosto di un’anima che non sa di contare». Questa nota frase di Leibniz, centratissima per la musica, vale certamente anche per la danza. Ma il senso profondo del conteggio non va ricercato tanto nel compito di tenere il tempo, operazione fondamentale per entrambe le discipline, ma nell’individuazione del ritmo come elemento fondante della musica e, quindi, della danza… Se la intendiamo come musica del corpo. La musica senza ritmo non esisterebbe. Si potrebbe dare una musica senza suoni, senza note, altezze, figuriamoci senza melodia e armonia; ma il ritmo no, non è eludibile, perché è la ratio ontologica per la quale la musica si manifesta come tale. E la gestione precisa e raffinata del ritmo è un lavoro squisitamente matematico.
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Ora, anche tutta la danza è basata sul ritmo, ma ci sono coreografi che danno più enfasi al gesto, al movimento, eventualmente alla performance atletica, magari alla narrazione che l’azione deve procurare. Per Anne Teresa De Keersmaeker, tra le maggiori coreografe viventi, è invece proprio il ritmo l’elemento su cui concentrare la creatività coreutica (il maestro che ama più ricordare è Fernand Schirren, compositore e percussionista che le insegnò “ritmo”). Questa icona della danza contemporanea porterà al Romaeuropa Festival – insieme alla sua compagnia Rosas – uno dei suoi spettacoli più noti, forse il più rappresentativo: Rain (dal 14 al 16 ottobre al Teatro Argentina).

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Questa coreografia è importante perché custodisce e concentra interamente l’estetica e la concezione della danza di Anne Teresa De Keersmaeker: il cerchio, la spirale, la ripetizione, la fase, le energie pulsanti di contrazione ed espansione, l’esibizione delle polarità… Tutti concetti che si tramutano in spazi, geometrie, calcoli e gesti e – insieme – danno luogo a un’architettura danzata tra le più innovative e di grande impatto. Come per ogni sua creazione, la coreografa belga parte dalla musica. E la musica per Rain è Music for 18 Musicians, scritta da uno dei compositori che più di ogni altro l’ha influenzata: Steve Reich. Reich, che è il più importante compositore americano in attività, da parte sua condivide con Anne Teresa De Keersmaeker l’attenzione per il ritmo, particolarmente protagonista nella sua opera. Più dell’invenzione melodica e armonica (Music for 18 Musicians peraltro costituisce quasi un’eccezione, avendo uno sviluppo armonico maggiore che in altri pezzi) ad avere preminenza per Reich è la gestione millimetrica del ritmo, la cui regolarità risulta sempre sorprendentemente varia grazie alle intersezioni delle frasi musicali attraverso il “phase shifting”: facendo slittare di misure minime frammenti sovrapposti, l’esito ritmico si arricchisce fino a creare una costruzione modulare a più dimensioni.
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La danza di Anne Teresa De Keersmaeker è esattamente la riproduzione plastica di questa modalità compositiva. Movimenti ritmicamente pulsanti (caduta e ascesa, accelerazioni e rallentamenti), percorsi lungo linee circolari e i rispettivi raggi, ripetizioni con elementi additivi che si incastrano l’un l’altro, sono tutti espedienti musicali che il gesto pensato dalla coreografa concretizza fisicamente attraverso i corpi dei danzatori, al fine di creare un flusso continuo collettivo risultante dalle combinazioni dei gesti autonomi dei singoli.

Ph © Anne Van Aerschot

Federico Capitoni

Federico Capitoni

Federico Capitoni è critico musicale del quotidiano “la Repubblica”. Scrive, tra gli altri, per il “Sole 24 Ore” e per le maggiori testate musicali italiane. Ha inoltre ideato e condotto programmi radiofonici per diverse emittenti, tra cui “Radio Rai”. Insegna, a contratto, “Storia della musica” in vari atenei, accademie e conservatori. Tra le sue ultime pubblicazioni: “Guida ai musicisti che rompono. Da Beethoven a Lady Gaga” (Torino 2011), “La verità che si sente. La musica come strumento di conoscenza” (Trieste 2013).
Federico Capitoni

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