ROMAEUROPA FESTIVAL.
Sabina Meyer
ninfa incantatrice

Grazie al Romaeuropa Festival 2016 ripartiamo alla scoperta della città, cercando di leggere in modo diverso il patrimonio antico, preziosa testimonianza della nostra civiltà, e di trasmettere una nuova immagine di Roma: sempre bella come una statua di marmo ma con in più quell’attenzione al contemporaneo, indispensabile per una capitale internazionale.

Assolutamente da non perdere il concerto del soprano Sabina Meyer che, domani (29 settembre) a Palazzo Corsini, aprirà la serie di appuntamenti musicali di questa rassegna sempre attenta alle sperimentazioni e agli sguardi eterocliti, ma pensati, sulle arti.
Sabina Meyer non è soltanto capace di passare con estrema naturalezza dal repertorio barocco a quello contemporaneo, è altresì abile nell’operazione – più difficile e rischiosa – di mettere a contatto i due mondi. Lo fa dal punto di vista storico e concettuale, pensando programmi che possano indicare un percorso estetico coerente, ma anche attraverso espedienti eminentemente musicali quali l’uso dell’elettronica e dell’improvvisazione. Queste possibilità costituiscono il cardine espressivo di Ninfa in Lamento.

La tematica del lamento, durante l’epoca barocca, marchiava praticamente la totalità delle composizioni vocali con testi amorosi. Si può dire che i “lamenti” fossero l’equivalente della canzone d’amore (possibilmente sofferto) odierna. Ma non è solo il contenuto a caratterizzare quel genere di scelta. Esiste un vero e proprio “motivo del lamento” (tear motif), codificato da diversi compositori ben prima del barocco, consistente in un frammento di scala discendente (quattro note a distanza tra loro di un semitono e un tono, per esempio: la-sol-fa-mi) utilizzato da numerosi musicisti che volessero esprimere in musica il sentimento della tristezza e del pianto (e riscontrabile nella musica successiva, fino a oggi, persino in quella pop-rock).

Il motivo melodico si è presumibilmente emancipato dal basso di passacaglia che si rintraccia in moltissimi brani vocali d’amore antichi e che caratterizza anche quelli in programma di Claudio Monteverdi (il Lamento della Ninfa – sorta di hit barocca – è innervato dal basso ostinato di quelle quattro note) e Barbara Strozzi, che è l’autrice peraltro di un lamento “avanzato” (Lagrime mie) in cui il motivo è camuffato con copiose fioriture.
Sabina Meyer
La questione dell’identità – o, meglio, dell’analogia – tra sentimenti espressi con le parole e con la musica, è l’inevitabile pietra angolare per Sabina Meyer, la quale interpola la parola cantata del madrigale e della canzone seicentesca con l’improvvisazione radicale vocale contemporanea e con l’elettronica (che della parola fanno a meno). Il tentativo è di creare un continuum fluttuante di sensazioni. In equilibrio tra l’acustica antica della tiorba e l’attualità dello strumento elettronico (usando la voce come mediatore), esso giunge fino alla musica di Giacinto Scelsi – con la prima del gruppo di melodie di vocalizzi (puri fonemi, privi quindi di precisa portata semantica) nominate Hô – senza che l’ascoltatore percepisca la mutazione estetica.

Si tratta di costruire ponti, si badi, non di “contaminazioni”.

Sabina Meyer

«Il lamento – sottolinea il soprano – è tristezza e perdita, ma è anche rinnovo e rinascita. Si vuole trovare la vitalità nella sofferenza e cerco di farlo operando uno spaesamento emozionale». Tale rovesciamento è dunque vòlto alla trasfigurazione del senso proprio per sfuggire alla didascalica traduzione che la musica attua nel ricalcare gli affetti espressi dal testo e che l’interprete sottolinea cantando in maniera espressiva.

L’elettronica – insieme con la peculiare lettura della cantante – serve esattamente a questa reazione: scardinare la rassicurante convenzione del rapporto diretto tra significato e significante proprio lì, nella canzone tra ‘500 e ‘600, ove l’attenzione portata alla parola raggiunse un apice superato solo dalla canzone leggera moderna.


Ninfa in lamento

29 settembre – 1 ottobre 2016
giovedì e venerdì h 21 – sabato h 19 + 21
REF Romaeuropa Festival
Palazzo Corsini

Ph ALTROSPAZIO

Federico Capitoni

Federico Capitoni

Federico Capitoni è critico musicale del quotidiano “la Repubblica”. Scrive, tra gli altri, per il “Sole 24 Ore” e per le maggiori testate musicali italiane. Ha inoltre ideato e condotto programmi radiofonici per diverse emittenti, tra cui “Radio Rai”. Insegna, a contratto, “Storia della musica” in vari atenei, accademie e conservatori. Tra le sue ultime pubblicazioni: “Guida ai musicisti che rompono. Da Beethoven a Lady Gaga” (Torino 2011), “La verità che si sente. La musica come strumento di conoscenza” (Trieste 2013).
Federico Capitoni

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